Il Tirreno

Lucca

La nostra arte sommersa vuole uscire allo scoperto

Federica Scintu
La nostra arte sommersa vuole uscire allo scoperto

Quattro associazioni lucchesi chiedono di poter avere accesso agli spazi comunali per eventi culturali e musicali: «Dateci l’ex Manifattura e la riempiremo»

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LUCCA

Jacopo Boni, Elena Borghi, Nicol Claroni, Federico De Robertis, Roberto Giorgetti, David Martinelli, Federico Satti, Radu Tanasa. Sono i rappresentanti di quattro associazioni lucchesi - Underground Supporters, Lum, Wom e Tram dalle 1000 finestre - tutti innamorato della loro città e impegnati nell’organizzazione di eventi che vanno dalle mostre alle installazioni, dalla musica alla scultura passando per la fotografia. Nonostante ognuno di loro abbia la propria formazione specifica ad accomunarli è la passione viscerale per l’arte che da tempo ha spinto i quattro gruppi, seppure con modalità differenti, a cercare degli spazi pubblici nei quali poter esprimere la loro creatività e mettere in mostra le loro abilità. Non solo la Manifattura ma anche le casermette o i sotterranei delle Mura. E ancora Villa Bottini, il mercato del Carmine e la palestra ai Bacchettoni. Senza dimenticare i tanti spazi presenti anche fuori dalle Mura. Il problema è che, stando a quello che ieri hanno raccontato in una tavola rotonda organizzata nella redazione del Tirreno, finora hanno ricevuto solo porte in faccia o quasi. Ciò nonostante non hanno smesso di credere nelle loro capacità e sebbene si siano trovati davanti a un percorso pieno di ostacoli sono andati avanti. Resistendo. Faticando per avere autorizzazioni e permessi, allestendo spazi e adattandosi a lavorare in luoghi anche angusti, sentendosi trattati quasi più come un peso che come una risorsa per la città. Ora però hanno deciso di uscire allo scoperto avanzando una richiesta ben precisa all’amministrazione comunale: «Metteteci a disposizione gli spazi vuoti e noi li riempiremo con la nostra arte». A cominciare dalla Manifattura. «Noi pensiamo di avere un valore interiore - ha spiegato il portavoce degli Underground Supporters e noto compositore, Federico De Robertis - e ci proponiamo per farci sentire e trovare un interlocutore interessato ad ascoltarci. Il nostro è un collettivo musicale e alle serate che abbiamo organizzato finora, come ad esempio gli “After della notte bianca” abbiamo avuto tantissimi partecipanti. È vero che veniamo da un periodo di clandestinità ma ora abbiamo deciso di uscire allo scoperto. La nostra proposta è quella di organizzare dodici eventi all’anno, ognuno in una location differente così da non disturbare sempre gli stessi vicini». Gli Underground Supporters mettono anche l’accento su un altro aspetto: quello del pregiudizio nei confronti di alcune tipologie di eventi. «Appena si sente parlare di rave o di after - ha detto Federico Satti, 31 anni, anche lui altro membro del collettivo - si pensa subito che si tratti di eventi estremi e invece non è così. Alla fine siamo arrivati a chiamarli “feste di compleanno”. In più tutte le volte dobbiamo fare i conti col rischio che qualcuno chiami le forze dell’ordine e per non dare nell’occhio è capitato che allestissimo gli spazi per le feste quando era già buio». Un limite quello della mancanza dei luoghi di aggregazione in cui poter esprimere la propria arte sul quale mette l’accento anche Elena Borghi, 26 anni, artista e performer che collabora con gli Underground, Tram e Lum. «A Lucca non si vive l’arte - ha detto - anche perché mancano i luoghi in cui incontrarsi. Eppure è una città gioiello che parte da un’ottima base ma purtroppo è vittima di una diffidenza di base». Secondo David Martinelli di Wom il problema è che «si fa finta che non esista una parte della popolazione che, sentendosi ignorata, è costretta a migrare altrove per divertirsi». —

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