Il Tirreno

Lucca

Maxirisarcimento Asl per una bimba invalida a causa del parto

Luca Tronchetti e Gianni Parrini
Il Campo di Marte
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Il Campo di Marte

Lucca: la Regione rimborserà un milione e 900mila euro ai familiari della piccina per l’errore dei medici ospedalieri

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LUCCA. Un calvario. Per una bimba e per i suoi genitori che in questi giorni hanno ottenuto un maxi risarcimento di 1,9 milioni di euro di cui avrebbero fatto volentieri a meno. Perché non c’è prezzo al dolore che si prova giorno dopo giorno nel vedere quello scricciolo - che oggi ha poco più di sei anni - incapace di manifestare a parole le gioie, le paure, i sentimenti e di poter giocare serena e spensierata con i suoi coetanei. Un evidente errore causato dal comportamento dei sanitari non improntato a perizia, prudenza e diligenza ha provocato danni irreversibili alla neonata distruggendo l’esistenza di una coppia lucchese che attendeva con ansia e trepidazione il giorno della nascita. Una dolorosa vicenda che risale al 16 giugno 2011 nella sala parto dell’ospedale ora ex Campo di Marte.

La bella bambina del peso di 3 chili e 300 grammi venne alla luce in arresto cardiorespiratorio per 3 minuti e inalando meconio. Venne sottoposta a immediata rianimazione dai sanitari e gli anestesisti prima di essere ricoverata, qualche ora dopo, alla clinica neonatologica dell’ospedale S. Chiara di Pisa con una diagnosi terribile: asfissia perinatale, encefalopatia ipossico-ischemica e emorragia surrenalica. Un danno cerebrale che, nonostante i ricoveri sia all’istituto Mayer di Firenze che alla fondazione Stella Maris di Calambrone in regime di day hospital, non hanno migliorato le sue condizioni di vita legate a un ritardo dello sviluppo neuropsichiatrico con segni neurologici in una bambina con asfissia prenatale. Da quel giorno si sono succeduti controlli e terapie mediche ed è iniziata una causa civile con richiesta di risarcimento del anno nei confronti dell’Asl. Il motivo? Un evidente errore commesso dai sanitari in servizio quella mattina. Secondo il giudice Michele Fornaciari - basatosi sulla consulenza tecnica - sarebbe bastato un rapido intervento mediante Taglio Cesareo, senza attendere che il parto avvenisse per via vaginale dopo diverse ore dalla dilatazione completa, per permettere la nascita del neonato suscettibile di essere rianimato senza danni ipossici encefalici. Nessun dubbio sulla responsabilità dei sanitari e sull’obbligo risarcitorio dell’Asl 2.

Sul piano strettamente tecnico-giuridico il danno viene suddiviso tra quello biologico subito dalla minore che le comporta un’invalidità totale con incapacità reddituale (le spetta il triplo della pensione sociale moltiplicato per gli anni di aspettativa di vita a partire dall’inizio dell’età della presumibile attività lavorativa collocata al 25esimo anno) e quello non patrimoniale legato alle spese sostenute e quelle future sotto il profilo medico-assistenziale che ammontano a 10mila euro annue da moltiplicare per il numero anni di aspettativa di vita. A questo va aggiunto il danno ai genitori della bimba. Al di là delle ripercussioni sulle condizioni psicologiche e sullo stile di vita dei genitori, il giudice, in base a parametri specifici, ha liquidato in 158mila euro ciascuno.
 

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