Sicurezza
Constellation, la fabbrica in una stanza
Passerella per l’ultima creazione: dalla bobina al prodotto per il mercato in pochi minuti e pochi metri
LUCCA. A vederla sembra uno scafo rovesciato, e nemmeno di una barca particolarmente grande. Ma anche le dimensioni limitate sono, in questo caso, una virtù. Una delle tante di quella che rappresenta l’ultima frontiera della tecnologia digitale applicata alla tecnologia meccanica. È la Constellation S6, ultima arrivata della linea – finora venduta a oltre ottanta clienti in tutto il mondo – per la creazione dei prodotti tissue.
Davanti a potenziali clienti arrivati letteralmente dal tutto il mondo la dimostrazione delle potenzialità della Constellation si è trasformata in uno spettacolo. E, anche se può sembrare difficile da credere (visto il prodotto finale), vedere il come si passa, in pochi metri e in pochi attimi, da una bobina di carta a centinaia di rotoli di carta igienica impacchettati e pronti per andare sugli scaffali dei supermercati, era davvero uno show. È il fascino della tecnologia. E qui, la tecnologia, ha raggiunto livelli impressionanti. In pratica un’intera catena di montaggio, concentrata in una stanza e dove tutto il processo produttivo si controlla da un monitor.
Il futuro è qui. Come ha detto prima della presentazione Stefano Di Santo, amministratore delegato della Körber (il gruppo di cui la Fabio Perini fa parte dagli anni novanta), «cerchiamo di far meglio ciò che facciamo bene». Per dimostrarlo è bastato far partire la macchina. La bobina, a un lato della “nave”, ha cominciato a girare. Pochi attimi e, dall’altro lato, ecco uscire a uscire i primi pacchi confezionati di rotoli di carta igienica. Il tutto senza bisogno di contatto diretto tra uomo e macchina, separati dalla struttura che circonda la linea produttiva (ma, in caso di necessità, delle porte permettono di raggiungere direttamente ogni singolo punto del macchinario). Non c’è bisogno di uomini all’interno dello “scafo” (per un’ulteriore controllo alcuni operai seguono solo la parte finale dell’operazione, quella del packaging). Questa separazione vuol dire meno pericoli, ma non è l’unico elemento di riduzione del rischio che caratterizza il processo produttivo. Per esempio il macchinario si sviluppa in modo lineare (dalla bobina al rotolo muovendosi in una sola direzione) e con un macchinario orizzontale, senza scale o passerelle elevate (altro fattore di rischio scomparso). Ma, e qui è stato uno dei colpi dello show, anche una delle pratiche potenzialmente più rischiose (il cambio delle lame rotanti consumate) avviene tutto in automatico, senza intervento umano. Quindi, dote numero uno: la sicurezza.
Poi, continuando con l’esempio della sostituzione delle lame, ecco emergere un’altra virtù del macchinario: la rapidità. Cronometrando, per il cambio della lama (pratica che fatta manualmente richiede dai 15 ai 30 minuti), la macchina impiega 3 minuti e mezzo. E non meno rapida è la possibilità di cambiare il prodotto finale. Per dimostrarlo, con il macchinario in azione, si è passati da un tipo di rotolo a uno, per dimensioni e numero di veli, diverso. Basta dare l’ordine dalla cabina di controllo, ed ecco che, senza fermare la produzione, la macchina provvede a far uscire il prodotto richiesto. Ed ecco la terza dote: l’elasticità. Qualunque tipo di bobina può essere inserita nel macchinario per arrivare a realizzare qualsiasi tipo di prodotto. Basta l’input giusto. E poi la qualità del prodotto finale, garantita anche da un sistema di controllo elettronico durante la lavorazione, e i costi di produzione ridotti.
Tutto concentrato in poche decine di metri.(l.s.)
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