Sicurezza
Il ragazzo amante dei Comics che dà vita ai supereroi
Il disegnatore ha lavorato per Marvel e DC Comics, i due giganti americani Nel futuro ha due progetti per mostre che potrebbero tenersi in città
«Ho vissuto praticamente tutta la vita a Lucca, tranne qualche parentesi di alcuni mesi a New York per andare a far vedere i miei lavori sia alla Marvel che alla DC Comics. Sono figlio di un pittore, e per questo ho vissuto a contatto con i pennelli fin da piccolo. Ho avuto da sempre una naturale propensione al disegno, che è stata abbastanza naturale coltivare già a casa, poi ho fatto il Liceo Artistico a Lucca e l’Accademia a Firenze». Simone Bianchi – uno dei più noti e apprezzati illustratori italiani, che ha dato sembianze a tutti i più importanti supereroi di fumetti degli ultimi anni –, nonostante sia appena tornato da un bagno di folla e di complimenti all’Etna Comics, parla di sé con modestia disarmante. Quasi fosse cosa di tutti, raggiungere ciò che lui ha conquistato.
«Come la maggior parte dei miei coetanei – racconta, con gli occhi scuri in movimento – ho iniziato grazie all’editoriale Corno, che per prima ha pubblicato i supereroi Marvel in Italia. E, come quasi tutti, ho amato questi personaggi fin dal primo sguardo, pur essendo molto piccolo, pur non sapendo ancora leggere e scrivere. Semplicemente mi sono innamorato di quel tipo di segno e disegno. C’erano già allora i grandi artisti che avrebbero trasformato la Marvel nel gigante che è oggi, come John Buscema, Romita, Jack Kirby e in quel periodo anche Neal Adams. La mia prima grande influenza da ragazzo è stato però il numero 1 di Nathan Never, disegnato da Claudio Castellini. Da lì in avanti ho iniziato a incuriosirmi a quasi tutte le grandi scuole a livello Mondiale, da quella Argentina, con i due Breccia, Enrique e Alberto; a quella francese, con Moebius, Bilal e Juan Yemienez, e naturalmente a quella italiana».
Bianchi mi parla di Manara, di Pratt e di Villa, cita «i grandi artisti della Bonelli» e poi mi dice del suo esordio, mentre il viso giovane e solare si allarga in un sorriso che sa di rivelazione: «Era il 1997. Proprio sul Tirreno pubblicavo le avventure di un personaggio che era una chiara parodia di Rambo di Sylvester Stallone, che io avevo ribattezzato Strambo, e che viveva le sue avventure per le vie della nostra città».
Ridiamo insieme. E poi chiacchieriamo a ruota libera: ama l’Acquedotto del Nottolini («credo sia uno dei luoghi più belli e paradossalmente meno sfruttati della città»), Capannori dove abita («da qui non mi muoverei mai»), e il centro storico di Lucca («tutti i colleghi stranieri mi hanno detto che è un gioiello»), nonché il Summer Festival («ripeto da anni che a Mimmo D’Alessandro dovrebbe essere fatta una statua»). Anche se la città la vive poco («la verità è che sono chiuso nel mio studio a lavorare tutti i giorni, non riesco ahimè ad avere una percezione esatta di cosa accada fuori»), rimprovera i pochi spazi per le band emergenti e attende con ansia i prossimi Lucca Comics&Games.
Mi dice anche che in un personaggio cerca il divertimento («mi deve piacere disegnarlo») e poi racconta ancora di Lucca, continua fonte di ispirazione e di amore. «La scorsa edizione di Lucca Comics&Games ho realizzato un portfolio dal titolo Icons over Lucca: quattro illustrazioni di altrettanti personaggi fra i più conosciuti dell’Universo Marvel e DC sullo sfondo di quelli che ritengo essere i quattro scenari più accattivanti del nostro territorio: la Torre Guinigi, le Mura, l’Acquedotto del Nottolini e una visione della pianta della città dall’alto». Viene naturale domandarsi quale sia il rapporto con la città. «Un rapporto umano, da cittadino nato e cresciuto qui. Ma anche lavorativo, dato che una, se non la più importante, fiera a livello mondiale del mio settore si tiene a distanza di motorino da casa mia». E dei Comics, che cosa pensa lui che il mondo dei fumetti lo conosce a menadito? «Mi sembra che la manifestazione rasenti la perfezione, e ora più che mai alla guida ci sono solo teste di serie. Il fatto che chi prende le decisioni abbia una reale passione per la materia e sappia esattamente di cosa parla, faccia le proprie scelte alzando sempre l’asticella, fa la differenza tra questa e tante altre, seppur belle, iniziative. So che le mie parole possono sembrare complimentose, ma chi mi conosce sa che la diplomazia non è il mio pregio maggiore e che in passato non ho mancato delle critiche. Il fatto è che il gruppo di lavoro di oggi mi sembra il migliore».
Subito dopo Bianchi si scioglie in un sorriso. Ricomincia a raccontare dei viaggi che fa per lavoro e dei consigli che darebbe a un giovane fumettista: «Disegnare, disegnare e disegnare. Poi portare i propri lavori a far vedere ad altri artisti che abbiano già un po’ di esperienza. Solo dopo alle Case Editrici. Serve disciplina e sacrificio, se queste mancano e si spera che magari basti qualche video autoprodotto per arrivare, purtroppo siamo fuori strada». Sul futuro resta misterioso: «Ho appena concluso un lavoro per un’importante ditta cugina della Marvel che mi ha tenuto impegnato per gli ultimi 14 mesi, con più di 100 illustrazioni dipinte a colori. Uscirà nei prossimi mesi negli Stati Uniti. Comprende un numero molto alto di illustrazioni dipinte, sui cui originali abbiamo due progetti di mostre a cui tengo moltissimo… forse proprio a Lucca». Ma di più non dice. Anzi, rincara: «Riguardo il prossimo progetto, che inizierò nelle prossime settimane, posso dire la cosa per me più importante». Quale? «Che è firmato dal mio scrittore preferito». Curiosi, eh?
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