Sicurezza
Finisce in manette la gang dell’acetilene: l'arresto dopo un inseguimento da film
Lucca: i quattro rumeni sospettati anche di furti in negozi vengono bloccati sulla Pesciatina dopo un inseguimento da film
LUCCA. È finita dietro le sbarre la banda di rumeni - due domiciliati a Lucca e altrettanti in Versilia - specializzati nel compiere reati predatori e pronti a colpire gli sportelli bancomat facendoli saltare in area con un mix di ossigeno e acetilene. Per la squadra Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino - che ha lavorato per tutta la notte di giovedì portando a compimento l’operazione e gli arresti alle 11,30 di venerdì mattina - è stato inferto un duro colpo alla criminalità locale: nelle abitazioni di alcuni di loro è stata rinvenuta merce di vario genere ancora imballata (dalle lamette ai profilattici, dai pennelli ai rotoli di nastro adesivo sino alle scarpe) evidente sottratta a negozi e magazzini della Lucchesia o delle province limitrofe.
IN CARCERE
Sono finiti dietro le sbarre, in attesa dell’udienza di convalida che terrà domattina in carcere il gip Riccardo Nerucci, quattro rumeni, tra dei quali con precedenti di polizia. Si tratta della mente del gruppo Ilie Bogdan Popescu, 33 anni, residente nelle periferia cittadina; Constantin Daniel Hosu, 36 anni, nel 2007 finito in manette per un furto aggravato avvenuto in Liguria; Bogdan Marius Papadariu, 37 anni, domiciliato in Versilia e Constantin Emilian Cretu, 35 anni, l’unico incensurato del gruppo. Nei loro confronti il sostituto procuratore Aldo Ingangi contesta i reati di tentato furto aggravato, ricettazione e resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Perché nei due faccia a faccia con la polizia, tre agenti sono rimasti feriti riportando contusioni giudicate guaribili in 15,5 e 3 giorni. Segno che la gang era pronta a tutto pur di portare a termine l’azione criminosa e si sospetta abbiano tentato altri due colpi ai bancomat di Lucca .
L’ORIGINE DELL’INCHIESTA
L’indagine parte in modo quasi casuale. Dopo il furto di una Ford Focus avvenuto a maggio a Ponte a Moriano la polizia nota la macchina viaggiare nella periferia cittadina. Ma invece di fermare la vettura, informa l’autorità giudiziaria, e decide di seguirne gli spostamenti. Accade che la sera di giovedì la Focus proveniente dalla Garfagnana - con a bordo di 4 rumeni - raggiunge Seravezza e poi si dirige verso Ponte Stazzemese compiendo numerosi passaggi in corrispondenza di uno sportello bancomat nella piazza centrale del paese come se il conducente attendesse il momento propizio per entrare in azione. Ma in quel frangente - sono le 22 - passa una volante del commissariato di Viareggio per un normale controllo. I rumeni, insospettiti, ripartono a forte velocità dirigendosi verso la Media Valle attraverso la via per Arni. Gli agenti in borghese della Mobile, su un’auto civetta, li seguono a debita distanza. Ma sono costretti a pigiare sull’acceleratore perché i malviventi viaggiano, nonostante le curve e le strade strette o tortuose, anche a cento chilometri orari. Arrivano così poco dopo la mezzanotte a Prunetta, sulle montagne del pistoiese, nel comune di San Marcello prendendo la strada che porta all’Abetone. E anche in quel caso effettuano diversi passaggi lungo la provinciale 663 in corrispondenza di uno sportello bancomat.
AGGRESSIONE E FUGA
La gang scende dalla Focus per iniziare a predisporre le bombole di ossigeno e acetilene - che attaccate alla batteria dell’auto attraverso dei cavi - dovevano riempire di gas la cassetta di sicurezza del bancomat. Ma i poliziotti in borghese hanno lasciato le auto a distanza e si sono avvicinati a piedi per cogliere i banditi in flagranza. Ma i rumeni li notano e lanciano contro gli agenti un estintore e un martello che colpisce un tutore delle forze dell’ordine e gli provoca ferite guaribili in 15 giorni. A quel punto, dopo una collutazione, la fuga della gang favorita dai boschi, dall’oscurità e dalla loro rapidità. Popescu e Hosu però sono conosciuti alle forze dell’ordine.
LA CATTURA
La strategia è chiara. Dopo aver trascorso la notte nei boschi devono tornare a casa. Così la polizia sorveglia le dimore di Cretu e Popescu. Sono le 11 di venerdì e la moglie di Cretu esce e sale sulla Bmw SW del marito. Percorre la Pesciatina in direzione di Pescia. Al rientro viene intercettata: a bordo, oltre a lei ci sono due dei sospettati e una terza persona, un albanese che sarà denunciato per favoreggiamento. Gli agenti intervengono all'altezza del semaforo della Madonnina. La Bmw viene bloccata dalle auto della polizia. Ma i malviventi si chiudono all'interno per sfuggire all'arresto. Tocca rompere il vetro ai poliziotti per costringerli a scendere. Cretu e Hosu, sono in macchina e vengono arrestati. Alla scena assistono diverse persone - tra abitanti e automobilisti - che filmano con i telefonini la scena e collaborano con la polizia. Popescu viene rintracciato poco dopo a casa dei suoceri. Si era fatto a piedi nei boschi diversi chilometri prima di salire su un pullman e arrivare a casa. Il quarto uomo, Papadariu, viene preso nella sua casa di Viareggio.
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