Il Tirreno

Lucca

Cannabis light, dagli store lucchesi il “no” al divieto

di Marco Tirinnanzi
Cannabis light, dagli store lucchesi il “no” al divieto

I titolari delle due attività del centro storico si oppongono alla possibilità di vietarne la vendita: «Altro passo indietro»

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LUCCA. Demonizzazione e caccia alle streghe. Con un danno, per alcuni di loro, non da poco, soprattutto a livello economico. Il fresco parere, richiesto dal ministero della Salute, ed emesso giovedì scorso dal Consiglio Superiore della Sanità che «non esclude la pericolosità della cannabis light» non ha gettato (almeno per il momento) nello sconforto i due “canapa shop” che si trovano nel centro storico di Lucca, ma certamente qualche allarmismo lo ha generato.

A essere più preoccupata è Ornella Caponero, titolare in franchising del “Cannabis Store Amsterdam”, nella centralissima via Calderia, con affaccio sulla chiesa di San Michele. Per la ventisettenne di Poggibonsi il timore è che «vista la crescita del mercato negli ultimi anni, si voglia rendere la canapa monopolio di Stato, così come le sigarette. La cosa paradossale è che è permesso l'utilizzo, spesso smodato, delle “bionde” e dei superalcolici, nonostante test scientifici ne abbiamo più volte dimostrato la dannosità».

E se il parere fosse confermato dall'Avvocatura di Stato? «Un po’ ne risentirebbero le vendite: potrei forse vendere soltanto capi di abbigliamento realizzati con la canapa. Anche se ancora non è ben chiara la situazione».

La giovane proprietaria propone quindi «l'utilizzo di una appropriata carta medica per l'acquisto di cannabis light. Alcuni dottori lungimiranti e obiettivi già ci inviano i loro pazienti. Questo potrebbe garantire una maggiore regolamentazione».

Quello che però non va giù è lo stigma aprioristico che colpisce la canapa al Cbd (cannabidiolo, composto non psicoattivo).

«Vengono messi in risalto eventuali e non comprovati aspetti negativi - precisa Caponero - ma non si parla per niente di quanto la cannabis dia giovamento a livello terapeutico. È una manovra politica, figlia di un preconcetto, che vuole penalizzare una grande fetta di mercato».

Più giù, in via San Girolamo c'è invece la “lucchesissima” attività “Glass & Green boutique”, del ventitreenne Riccardo Mazzei e del ventiseienne Daniele Palagi. Per i due titolari del negozio, al di là del parere del Consiglio Superiore della Sanità «va tenuta in considerazione la puntuale smentita dell'attuale ministro della salute Giulia Grillo, che ha parlato casomai di regolamentazione».

«Il Css - precisano gli imprenditori - non si basa effettivamente su dati scientifici e studi di settore, ed è in controtendenza con quello che è invece il trend mondiale: il Canada (membro del G7 e del Commowealth, ndr) ha dato il via libera alla legalizzazione della marijuana leggera. In Italia si spinge invece per il ritorno al Medioevo - aggiungono i due, che registrano un allarme anche da parte della clientela - hanno paura della proibizione, anche a causa della mancanza di informazione. Questa sarebbe invece l'occasione giusta per regolamentare il mercato: è chiaramente un passo indietro, ma parlarne spero che serva per fare chiarezza, una volta per tutte, a livello normativo».

L'aspetto economico è comunque al sicuro: «Nella remota ipotesi che il parere sia definitivo, ci toglierebbero solo le infiorescenze, che sono una piccola parte della nostra offerta. Abbiamo puntato sulla diversificazione e questo ci mette al riparo».

Da non scartare poi, se le cose prendessero una brutta piega, anche l'ipotesi di andare per vie legali. «Con gli altri negozi ci sentiamo spesso e ci muoviamo tutti assieme - precisano - Siamo in contatto con un pool di avvocati e, nel caso si dovesse ricorrere alle vie legali non ci faremo trovare impreparati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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