Il dolore
Finge il sequestro per vendicarsi dell’ex fidanzato
Il compagno e due amici indagati per procurato aborto Lei, il padre e la zia dovranno rispondere di calunnia
LUCCA. “Niente è come sembra, niente è come appare”. Così cantava Franco Battiato in un disco del 2007 e la frase ben si adatta alla vicenda su cui i carabinieri di Lucca hanno scritto la parola fine. Una storia complessa in cui si mescolano rapporti familiari, vendetta, calunnia, paura dei pregiudizi e un’integrazione mai davvero piena. Nei fatti quello che sembrava un rapimento, era un doppio allontanamento volontario: prima da un padre-padrone; poi da un fidanzato che non si è comportato come tale.
Tutto parte con la presunta scomparsa di una giovane straniera di 20 anni, originaria dello Sri Lanka, ma residente a Lucca. Dopo due settimane d’assenza che avevano messo in allarme il padre, la ragazza si era ripresentata a casa raccontando di essere stata rapita e violentata dal fidanzato e da altri due suoi amici, tutti dello Sri Lanka. Con questa versione si era presentata, sempre assieme al padre, di fronte ai carabinieri per sporgere denuncia.
Ma pochi giorni dopo la ragazza era sparita di nuovo senza lasciare traccia. E qui inizia il mistero. A seguito della denuncia di violenza e segregazione, infatti, la giovane venne sottoposta a cure mediche che confermavano i rapporti sessuali e svelavano un altro particolare inatteso: una gravidanza interrotta dopo circa sei settimane. A quel punto i carabinieri hanno cercato soprattutto di ricostruire il contesto familiare e relazionale della ragazza.
Si scoprì che la ragazza aveva un rapporto molto travagliato col padre, un 44enne che lavora in una pizzeria di Lucca, la cui presenza nella vita della figlia era molto ingombrante. Il rapporto si era incrinato ulteriormente dopo che la giovane era rimasta incinta. Il divieto impostole di continuare a frequentare il fidanzato nonché padre del bambino aveva indotto la ragazza ad allontanarsi da casa, salvo poi fare rientro alcune settimane dopo.
A quel punto il padre, per vendicarsi di quanto accaduto e salvare la reputazione della figlia, l’aveva convinta , con l’ausilio anche di una connazionale 51enne che viveva con loro, a presentare una denuncia per violenza sessuale e sequestro di persona all’indirizzo del suo fidanzato e di altri due giovani che l’avevano aiutata a nascondersi, tutti originari dello Sri Lanka, residenti a Lucca, rispettivamente di 21, 32 e 27 anni.
Dopo pochi giorni però, la ragazza, presa dal rimorso, era fuggì nuovamente di casa, ma questa volta aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri. Ai militari ha confessato di non essere stata sequestrata, né violentata, ma ha accusato il fidanzato e i suoi amici di averle somministrato a sua insaputa un farmaco per indurla all’aborto. Come è stato successivamente accertato si è trattato di una particolare medicina fatta da loro pervenire dal paese di origine. Le perquisizioni domiciliari eseguite nei confronti degli indagati hanno consentito di recuperare materiale a sostegno di tale ipotesi. La giovane si trova al momento affidata ad una struttura protetta fuori provincia. Alla stessa, insieme al padre e alla zia, la Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per il reato di calunnia. Al suo ex fidanzato e ai due amici, è stato i notificato un analogo provvedimento per interruzione di gravidanza non consensuale.
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