Il Tirreno

Lucca

INDAGINI DELLA MAGISTRATURA SPORTIVA 

La procura antidoping in azione

Interrogati ciclisti finiti nell’inchiesta sulla somministrazione di Epo

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Dopo oltre 120 giorni la frase «chi sa parli subito» del procuratore Pietro Suchan, in relazione all’indagine sull’utilizzo dell’Epo e di altre sostanze dopanti nel mondo del ciclismo, non pare abbiano prodotto effetti immediati visto che l’inchiesta - sei persone finirono ai domiciliari, cinque di loro legate tra loro dal vincolo associativo per l’acquisizione, la somministrazione e l’utilizzo di sostanze dopanti - al momento ristagna. Tuttavia gli atti del procedimento sono stati trasmessi da tempo alla procura sportiva antidoping di Roma e sono iniziati gli interrogatori degli indagati. Molti, accompagnati dagli avvocati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. A ribadire, se ancora non lo si fosse compreso, il muro di omertà e di silenzi che non fa bene al mondo del ciclismo e dello sport in generale. Un mondo che, di fronte all’attacco della Giustizia tende a chiudersi a riccio, sulla difensiva.

Nel frattempo le misure restrittive emesse dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti stanno, com’è logico che sia, perdendo la loro forza ed efficacia. Nessuno degli indagati si trova ancora agli arresti domiciliari e per alcuni dei protagonisti la misura restrittiva rimasta in vigore è quella dell’obbligo di firma alla stazione dei carabinieri o in questura. E passi avanti, ad oggi, non ci sono nemmeno per quanto concerne il decesso del corridore lituano Linas Rumsas, figlio dell’ex campione lituano Raimondas, scomparso a 21 anni in circostanze sospette. L’indagine però è ancora lunga e ci vorranno ancora 6-7 mesi per arrivare ad una conclusione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze