La protesta
Il locale in declino salvato dal giovane Giorgio Juon
C’è una storia antica dietro al Caffè Svizzero in via San Paolino Il figlio del gestore rilevò poi il bar fiorentino che ribattezzò Giubbe Rosse
LUCCA. C’è una lunga storia dietro all’insegna scolpita del Caffè Svizzero in via San Paolino, fondo in cui dal 2012 si trova la Gelateria De’ Coltelli.
Il Caffè Svizzero, nella prima metà dell’Ottocento, fu fondato da Giorgio Juon, che arrivava dai Grigioni, il cantone della Svizzera di lingua ladina. Aveva cominciato in quegli anni a lavorare come garzone nel caffè Torcigliani in piazza San Michele, nella zona del Decanato, un locale molto in voga all’epoca.
Dopo qualche anno decise di mettersi in proprio, in via San Paolino davanti a piazza dei Cocomeri, dove oggi, appunto, si trova la gelateria, ma dove è ancora visibile la scritta con l’incisione “Caffè Svizzero” sopra la porta d’ingresso.
Questo locale fu il trampolino di lancio per una carriera imprenditoriale di tutto rispetto.
A pochi passi dal Caffè Svizzero infatti, al piano terra del palazzo Bertolli davanti alla loggia di palazzo pretorio, da tempo c’era un caffè ormai decaduto ma che aveva avuto grande fortuna a partire dalla seconda metà del Settecento e fino ai primi anni dell’Ottocento come “Caffè della loggia” sotto la guida di Pellegrino e Tommaso Mallegni: uno dei punti di ritrovo più importanti della città. Poi un passaggio di mano aveva portato al cambio di denominazione (Caffè della Grotta) e, soprattutto, a un declino che pareva inarrestabile.
Giorgio Juon lo acquistò nel 1840, riportandolo ben presto agli antichi splendori. Il figlio di Giorgio, Andrea, proseguì la tradizione imprenditoriale del padre.
Lo fece prima come gestore del Caffè di via Nazionale (il vecchio nome di via Veneto), poi con la grande avventura fiorentina.
Andrea Juon infatti andò a gestire il Caffè Reininghaus a Firenze in piazza della Repubblica. Un nome che arrivava dai fratelli Reininghaus, che aveva aperto questa birreria. Andrea Juon pensò però che questo nome difficile da pronunciare per un italiano non fosse adatto al locale.
Così, ispirandosi agli smoking fiammeggianti dei carabinieri, lo cambio in “Giubbe Rosse”, battezzando così quello che sarebbe diventato sinonimo del caffè letterario in tutta Italia.
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