Proteste
Sputi, calci e offese all’operatrice sanitaria
Prima un albanese a giudizio, ora un sessantenne della zona
LUCCA. Mentre l’infermiera racconta in aula dell’aggressione subita al front office dell’ospedale, l’imputato inizia a sbraitare, alzare la voce, offendere e viene invitato dal giudice Matteo Marini ad uscire dall’aula. Ad accompagnarlo fuori è il carabiniere addetto alla sorveglianza. L’imputato è un albanese di 45 anni, residente in Lucchesia, sposato, disoccupato, non nuovo ad intemperanze simili visto che l’anno scorso aveva aggredito verbalmente la conducente di uno scuolabus. Si tratta del fratello del connazionale che qualche giorno fa venne arrestato dalla polizia (attualmente, ottenuti i termini a difesa, è libero in attesa di processo). Per l’accusa visibilmente su di giri tornando a casa picchiò la moglie prima di essere ammanettato dagli agenti al termine di una colluttazione. Il processo per lesioni e minacce a pubblico ufficiale in quanto l’infermiera (come l’insegnante a scuola) è un’incaricata di pubblico servizio, viene rinviato al 13 dicembre. Ma la poco più che trentenne operatrice ospedaliera ha paura di ritrovarsi davanti il 45enne albanese e rischiare di subire la stessa violenza verificatasi a mezzogiorno del maggio 2016 quando si trovava in servizio al pronto soccorso del San Luca. In quella circostanza l’albanese voleva passare a tutti i costi dal pronto soccorso per recarsi in pediatria dov’era ricoverata la figlia piccola. A niente era valsa l’indicazione dell’addetta alla reception che lo invitava ad uscire e entrare dall’altro ingresso per arrivare nel reparto. L’uomo aveva iniziato a insultarla, ad offenderla con epiteti irripetibili e - non ultimo - a sputarle in faccia e a colpirla con una serie di calci, tanto che la bella infermiera dopo essere riuscita a chiudere la porta e a chiedere aiuto all’agente del posto fisso e ad altre persone prima di essere costretta a recarsi lei al pronto soccorso per farsi medicare (7 giorni di prognosi). L’albanese, riuscito in un primo tempo a fuggire, era stato poi individuato e denunciato dai carabinieri.
L’ALTRO EPISODIO
Non c’è pace per le infermiere del triage, front office e pronto soccorso dell’ospedale San Luca soggette alle reazioni di pazienti e parenti di degenti che vogliono avere la priorità negli interventi sanitari a prescindere dalla reale gravità delle condizioni proprie o dei familiari. E la stessa infermiera, suo malgrado protagonista della vicenda di due anni orsono, dieci giorni fa subisce una nuova aggressione. Stavolta il protagonista è un sessantenne lucchese che, sostenendo di aver atteso troppo al pronto soccorso, ritiene che altre persone siano entrati prima di lui per farsi medicare perché raccomandate. È mezzanotte e l’operatrice sanitaria cerca di spiegargli il sistema dei codici (bianco, azzurro, verde, giallo e rosso, a seconda della gravità del paziente). Ma non fa in tempo viene offesa e insultata ripetutamente, afferrata per le spalle e strattonata sino al punto di strapparle il camice che indossa facendola restare con il solo reggiseno. Arriva il personale medico e i carabinieri e l’infermiera viene refertata.
AGGRESSIONI INTOLLERABILI
Minacce e insulti non più tollerabili e che, in qualche circostanza, vedono coinvolti anche i medici del pronto soccorso da sempre in trincea. È bene ricordare che in questi casi il procedimento è d’ufficio in quanto la vittima è incaricato di pubblico servizio. E l’indagato quindi non può neanche trovare un accordo pro bono pacis con la vittima.
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