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Gualtiero Passani una vita per l’arte e per l’insegnamento
Il pittore novantaduenne di Nozzano lavora da sessant’anni, conosceva Picasso ma il suo migliore amico era Possenti
LUCCA. La critica lo definisce uno dei più grandi pittori viventi del XX secolo. A testimoniarlo una carriera formidabile iniziata oltre settant’anni fa e una produzione artistica che non si è mai interrotta nel tempo, mietendo successi e riconoscimenti in ogni angolo del mondo. Un talento indiscutibile quello di Gualtiero Passani, 92 anni splendidamente portati che domani 20 giugno riceverà la medaglia Città di Lucca nel corso di una cerimonia che si terrà alle 11.30 nella sala Rossa di palazzo Orsetti.
Il Tirreno è andato trovarlo nella sua abitazione di Nozzano, dove vive solo, circondato dai ricordi di una vita. E dove tuttora lavora nello studio al primo piano, immerso nei colori, nelle tavolozze e nelle tele, fedeli compagni di un’esistenza dedicata all’arte. Ci accoglie vestito elegantemente, in giacca e cravatta gialla e con lo sguardo vivace e fiero che tradisce la veneranda età. Gentile, educato, con una mente scattante e un temperamento dinamico e risoluto che si manifesta nei gesti e nelle parole, mentre racconta le tappe più importanti della sua vita. E si commuove ricordando l’adorata moglie Antonia, insegnante di matematica scomparsa sei anni fa, con cui aveva condiviso gioie e dolori e successi professionali. Dotata di una forte sensibilità per l’arte, fu la sua più preziosa consigliera.
«Eravamo giovanissimi quando c’incontrammo per la prima volta sul treno Pontremoli-Aulla e da allora non ci siamo più lasciati, anche se per un periodo la guerra ci ha separato», rammenta Passani che all’epoca viveva a Carrara dov’era nato il 19 aprile 1926. Oltre sessant’anni insieme, un amore e una stima reciproca. E una figlia, Lydia, insegnante di lingue che vive a Ripafratta e quasi ogni giorno fa visita all’energico padre che si alza presto al mattino, va al bar per colazione, poi a fare la spesa, si prepara il pranzo e poi si chiude nello studio e dipinge fino a sera, quando si corica e attende il sonno guardando programmi di politica e intrattenimento. Il “gancio” per arrivare al maestro Passani è stato il critico d’arte e designer Lorenzo Pacini, apprezzato mobiliere, che conobbe casualmente l’artista anni fa nel proprio show room di Guamo, dove tuttora sono custodite oltre 1300 opere di Passani. Tra i due fu amore (artistico) a prima vista e da lì iniziò un rapporto di collaborazione e amicizia che con gli anni si è rinsaldato. Insieme hanno organizzato tanti eventi, come la personale a Pietrasanta a dicembre 2017 che ha ricevuto gli apprezzamenti del critico d’arte Vittorio Sgarbi. Una pittura inconfondibile quella di Passani che nella sua lunga attività ha sperimentato molte tecniche, passando dalla matita all’acquerello, all’olio e al collage. Figlio d’arte - nonno Arturo Passani era uno stimato scultore e il padre Ferdinando un eccellente scultore - l’artista arriva a Lucca nel 1968 per insegnare storia dell’arte all’istituto magistrale. Tra i suoi allievi anche l’attuale provveditora agli studi Donatella Buonriposi, con cui è rimasto in ottimi rapporti. All’epoca Lucca lo accolse con molto scetticismo e lui faticò parecchio per inserirsi in quell’ambiente artistico che non accettava la ventata d’innovazione e originalità portata da uno “straniero”. Riuscì comunque a farsi degli amici e quello migliore fu senz’altro Antonio Possenti. Curioso, eclettico e particolarmente sensibile ai colori che ha sempre steso in modo armonico con maestria ecreatività sulle sue tele, Passani, si è concentrato soprattutto sull’astratto figurativo espressionistico. I suoi sono personaggi prevalentemente di fantasia che raccontano i sentimenti e le passioni più profonde. Ammiratore di Cézanne e Lorenzo Viani, ha frequentato i più noti artisti del Novecento, tra cui Pablo Picasso, pur mantenendo l’individualità della propria arte. Che lo salvò nel periodo più buio della sua vita quando appena diciassettenne fu prelevato dai tedeschi dall’accademia di Carrara e deportato per circa tre anni in un campo di lavoro a Vienna, prima a costruire munizioni, poi a dipingere cartelli pubblicitari. La vita poi gli ha riservato tante soddisfazioni professionali. E lui continua a dipingere con l’entusiasmo di sempre. In piedi, davanti al cavalletto, a cui lavora da oltre sessant’anni.
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