Il dolore
A 10 anni salva la madre dal compagno ubriaco
Muratore 40enne prende a calci e pugni la donna: arrestato
LUCCA. Ubriaco e in cerca di soldi entra in casa in piena notte e si scaglia contro la compagna, colpendola con calci e pugni. Solo il coraggio del figlio di 10 anni e il pronto intervento degli agenti di polizia fanno sì che questa triste storia non diventi qualcosa di ancor più orribile.
Un nuovo episodio di violenza domestica nella notte tra giovedì e venerdì, in un’abitazione del territorio. L’uomo manesco stavolta è un muratore albanese di 40 anni. Corporatura robusta, indole aggressiva e qualche precedente per spaccio di droga. Un tipo poco raccomandabile, insomma. Torna a casa attorno all’una di notte con un tasso alcolemico che i successivi esami fisseranno a 2,08 milligrammi per litro di sangue. La moglie e i suoi tre figli stanno già dormendo ma il suo ingresso è tutt’altro che silenzioso: cerca la borsa della donna per prenderle dei soldi e nel farlo provoca dei rumori che svegliano tutta la famiglia. «Cosa fai?», gli dice lei vedendolo frugare nella borsa, ma lui comincia a offenderla e a tempestarla di calci e pugni. Le urla svegliano i tre bambini che dormono nella stanza accanto: il più grande (10 anni) è lesto a intervenire. Si frappone con coraggio fra l’uomo inferocito e la madre sconvolta.
Cerca di calmarlo e in quei frangenti la donna riesce a prendere il telefono e a comporre il 113. Prevedendo il probabile arrivo delle forze dell’ordine, il muratore albanese esce dall’appartamento. Due agenti della squadra volanti, diretta dal commissario Fabio Scalisi, arrivano in pochi minuti ed entrano in casa: la signora porta i segni dell’ennesimo episodio di violenza e i figli vivono nel terrore di fronte al possibile ritorno del carnefice. Che peraltro non si è allontanato granché: è rimasto nelle vicinanze del palazzo e vedendo i poliziotti entrare in casa comincia a urlare alla moglie e agli agenti di uscire fuori. Dato che la sua richiesta non produce alcun effetto, scavalca il balcone del piano rialzato e torna in casa per dire la sua. Ma più che giustificazioni proferisce minacce: «Vi ammazzo tutti».
I poliziotti non si fanno certo intimorire dalla sua stazza e iniziano una violenta colluttazione al termine della quale l’uomo viene arrestato. Entrambi gli agenti portano i segni dello scontro: un referto medico parla di ferite guaribili in tre giorni. Nonostante sia ammanettato e chiuso nella camera di sicurezza della questura, l’uomo continua a farsi saltare la mosca al naso e ad avere comportamenti violenti. Dura poco: passato l’effetto dell’alcol l’albanese accusa la stanchezza e si spegne come un fiammifero bagnato. Il mattino dopo finisce in tribunale per la direttissima. Deve rispondere di violenza a pubblico ufficiale e maltrattamenti in famiglia. Quest’ultima accusa gli tocca perché la compagna si è decisa a denunciarlo: finora aveva sempre sperato che quell’uomo malato di alcol potesse guarire.
Così aveva chiuso un occhio di fronte alle violenze: solo una volta era andata vicina a denunciarlo ma poi c’aveva ripensato. Stavolta non si è tirata indietro. Il giudice ha convalidato l’arresto dell’uomo (di cui non riveliamo il nome a tutela della privacy della vittima) ma ha concesso i termini a difesa. La nuova udienza sarà tra un paio di settimane, durante le quali l’albanese sarà libero ma dovrà rispettare un divieto di avvicinamento alla donna e ai bambini. Sperando che lo rispetti e che chi di dovere vigili. (g.p.)
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