Il Tirreno

Lucca

Una mostra bellissima (per chi riesce a trovarla)

di UMBERTO SERENI*
Una mostra bellissima (per chi riesce a trovarla)

Alla Ragghianti le influenze culturali di Puccini. Ma la promozione è scarsa

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È ormai trascorso un mese dall’inaugurazione della mostra “Per sogni e per chimere “ , organizzata dalla Fondazione Ragghianti. Mostra che ha raccolto le testimonianze delle esperienze delle arti visive che ebbero rapporti con Giacomo Puccini. Per la qualità e la quantità delle opere presentate l’esposizione della “Ragghianti” ha le carte in regola per essere collocata ai vertici del panorama nazionale. Sicuramente in Toscana attualmente non si trova una mostra di quella caratura e di quello spessore. Praticamente tutto un ciclo della pittura italiana dalla fine Ottocento agli inizi del Novecento è stato come convocato a Lucca utilizzando , nella maniera che gli spetta, il grande richiamo esercitato da Puccini.

Già in passato le relazioni tra Puccini e i pittori erano state raccontate, ma al centro di questi racconti stavano le vicende di Torre del Lago e si parlava dei collegamenti che il Maestro ebbe con quella folta compagnia di pittori che rispondono ai nomi di Plinio Nomellini, Ferruccio Pagni, i Tommasi, Fanelli, Lori che seppero trasferire nei loro quadri il fascino di quella specie di Eden che era il paesaggio del lago. In più occasioni il nostro Filippo Bacci di Capaci ha fatto conoscere le esperienze più valide e più suggestive di quella compagnia che era conosciuta come la “bohème” di Torre del Lago. Che ebbe nella mostra “Dipingere l’incantesimo” promossa dalla Fondazione Banca del Monte un’adeguata considerazione, meritando per la suggestione delle opere esposte gli apprezzamenti del pubblico appassionato delle cose belle.

Anche la mostra attualmente in corso alla “Ragghianti” dedica una giusta attenzione ai “pittori del lago” ai quali ha riservato il capitolo iniziale di un percorso che si svolge nei luoghi dove si manifestavano le esperienze più raffinate dell’arte figurativa italiana. La novità della mostra della “Ragghianti” sta tutta in questa operazione culturale che va alla ricerca della diffusione nella sensibilità italiane dei motivi e delle suggestioni che le opere di Puccini affidavano alla magia della musica. Tutto il percorso della mostra è guidato dalla matura coscienza del ruolo cruciale che Giacomo Puccini ha svolto nella formazione della sensibilità italiana in un’epoca in cui andavano maturando identità e culture della giovane generazione. Alla fine di questo viaggio nelle arti figurative tra Otto e Novecento quella che emerge sicura è la straordinaria dimensione della personalità di Giacomo Puccini, ben altro che quel provinciale godereccio che una certa tradizione locale ci ha consegnato, ma un uomo di profonda cultura, capace di avvertire con le sue antenne sensibili le più recondite vibrazioni che si agitavano nel fondo dell’epoca, ne percepiva i tormenti e ne coglieva le aspettazioni che la percorrevano. Tormenti e aspettazioni ai quali sapeva dare una musica che li placasse e li incoraggiasse. Per questa strada la sua musica diventava il canto di una generazione che adottava le arie delle opere pucciniane come testi identitari e immaginava la sua vicenda come la riproposizione delle scene delle opere messe in musica da Puccini. Lo straordinario successo di “Bohème”, un successo che dura tuttora documentato dal fatto che è l’opera più spesso eseguita nel mondo, sarebbe inspiegabile senza il collegamento dell’opera di Puccini con il bisogno esistenziale delle generazioni che volgono verso la maturità e non vogliono rinunciare ai “sogni ed alle chimere” ed al proposito di “vivere d’arte” che l’hanno accompagnate. E le accompagnano . Riletto con la dovuta attenzione critica , come merita, persino il Sessantotto, l’anno dell’insorgenza giovanile , appartiene all’onda lunga di “Bohème” e dimostra la perpetua vitalità dei “sogni e delle chimere”.

Fin qui il discorso fila, ma qui inciampa e si blocca: qui casca l’asino. E casca sulla mancata promozione della mostra. Per chi viene a Lucca in visita è praticamente impossibile trovare la mostra della “Ragghianti”. Già la sede della Fondazione , in via Elisa, è praticamente fuori dai flussi turistici, ma a peggiorare le cose contribuisce la completa assenza di occasioni visive che rimandino alla mostra. Che è come “scomparsa”. Non la trovano i turisti, ma non la sanno neppure i lucchesi che pure in gran numero – oltre 500 - sono intervenuti alla inaugurazione.

Le questione non è di poco conto e c’è da sperare che gli organizzatori sappiano presto raddrizzare questa deplorevole e sconveniente situazione. C’è urgenza di cambiare passo. Gli esempi non mancano; basta dare uno sguardo a quello che si fa in altri casi. Per esempio Rovereto – non certo una metropoli. Che si è conquistata la fame di luogo dell’arte grazie alle mostre che organizza. Chiunque arrivi nella simpatica cittadina tridentina è come preso in consegna dalla promozione delle mostre che vi si tengono. Le strade intorno al Museo sono trasformate in scenari che introducono alla mostra con centinaia di metri di cartelloni, totem, banner, striscioni ai quali è impossibile resistere. E siamo a Rovereto . Fate il raffronto con quello che succede a Lucca: se ce la fate ad arrivare nei pressi della Fondazione Ragghianti, non troverete nemmeno una straccio di manifesto che vi invita ad entrare ed una volta entrati, operazione non facile perché l’ingresso è seminascosto in una strada secondaria, per districarsi nel labirinto di passaggi, camminamenti, scale strette e ripide e giungere alla mostra ci vuol un “tom tom”. Ma una volta arrivati siamo abbondantemente ripagati: già dal primo impatto visivo , fornito dalle scenografie dell’ottima Margherita Palli, si capisce che siamo entrati in uno spazio ad alto valore artistico. E la prima impressione è confermata dalle oltre 100 opere che segnano l’itinerario pucciniano . Ne basterebbe una, quella meravigliosa “Sinfonia della Luna”di Plinio Nomellini , fatta giungere dalla Ca’ Pesaro di Venezia, per ripagare i visitatori delle tribolazioni sofferte : siamo ai piani alti della pittura italiana in piena sintonia con gli arcani fremiti che emanano dalle musiche pucciniane.

Proprio la consapevolezza del valore della mostra “Per sogni e per chimere” e la coscienza del grande sforzo organizzativo compiuto, testimoniato dallo splendido catalogo , rendono ancora più amara la sensazione di ennesima occasione perduta che si avverte quando si verifica l’assoluta assenza di iniziative promozionali della mostra. E’ come aver messo in pista una Ferrari senza averla rifornita di carburante. Tempo per rimediare ce n’è in abbondanza e si può rimediare se ci si convince della necessità di uscire dai “santi vecchi” ci si appresta a imboccare strade finora disertate o evitate.

Puccini lo merita. Di più: lo esige .

*ordinario di storia moderna

all’Università di Udine

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