Il Tirreno

Lucca

«Lucca è la più bella. E io insegno qui»

di Barbara Antoni
«Lucca è la più bella. E io insegno qui»

Il docente americano John Murphy ha lasciato l’istituto di New York per tenere un corso di cinema in San Micheletto

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LUCCA. Era il 2008 quando il professore di audio e video dell’istituto Pratt di Brooklyn si innamorò perdutamente di Lucca. Ci arrivò per caso, per lavoro, per tenerci una lezione, che fu galeotta. Oggi, dieci anni dopo, John Jack Murphy, il docente del Pratt Institute originario dell’Oklahoma e poi trasferitosi a New York, ha lasciato la sua scuola di arti per dedicarsi a un progetto tutto suo. Un progetto internazionale che fa perno, però, a Lucca. Lo ha chiamato Alto Studio Tuscany: in un’aula del complesso di San Micheletto, messagli a disposizione dalla Fondazione Ragghianti, per un mese (giugno), da tre anni a questa parte il professor Murphy tiene un corso intensivo a studenti di tutto il mondo in cui, insieme ad altri visiting professor suoi colleghi a New York, insegna fotografia, audio, storia del cinema italiano, come si fabbrica un film. Durante il corso - quest’anno coordinato dalla sua assistente lucchese Marella Pomponio - il professor Murphy architetta “uscite” funzionali agli scopi didattici: a Pisa, Firenze, Siena, alla fattoria Gori di Pistoia, alla cineteca di Bologna. Ma soprattutto fra le strade di Lucca, «the greatest, the most wonderful town», la città più grande e meravigliosa, non manca, a più riprese di sottolineare.

Cosa lo ha più affascinato di Lucca? «Lucca è difficile da osservare - spiega -. È come una casa, e quando guardi giù nella strada, devi guardare come attraverso un obiettivo. Ci sono quadri, scene, ovunque: un set a cielo aperto. E la luce a Lucca è una sorpresa continua. I vicoli col selciato di pietra hanno un modo di piegare il sole, di farlo rimbalzare dalle pietre e dalle finestre da direzioni inaspettate».

L’amore più giovane per Lucca si intreccia, per il professor Murphy, con quello “antico” per il cinema italiano. «Il migliore in assoluto», afferma. E il periodo che preferisce più di tutti sono gli anni Settanta. «Il cinema italiano di quel periodo è stato il più progressivo, internazionale, caratterizzato da un boom di creatività». Pasolini, Antonioni, Germi, Olmi, sono gli autori che di più apprezza. «Il cinema italiano è quello più pulito», continua. Gli attori italiani che preferisce? «Monica Vitti e Marcello (Mastroianni, ndr)», risponde senza esitare.

Il professore americano di Lucca studia italiano ogni giorno; si è comprato una bicicletta nera con cui va in giro e osserva la città e i suoi abitanti. «I lucchesi?»: per descriverli si prende i due davanti della camicia e li stringe insieme fra le mani, poi incurva un po’ le spalle. «Sono così i lucchesi: riservati, un po’ troppo. Diffidenti», dice.

Un progetto che accarezza è quello di poter realizzare un film a Lucca, «ma ci vorrebbe un regista con senso dell’umorismo come Wes Anderson». Un altro quello di collaborare al Lucca Film Festival.

Intanto si dedica al suo corso. In questi giorni con gli studenti farà anche un’uscita nell’antica tipografia Biagini in via Santa Giustina. E per fine corso annuncia una mostra dei lavori svolti dai suoi studenti, alla Fondazione Ragghianti. «Tutti sono invitati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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