Finanza
I Marcone tornano dietro il banco
La famiglia che gestì lo storico bar La Cubana ha riaperto il Caffè del Teatro e ripartirà con la pasticceria
LUCCA. Metti lo spirito partenopeo e aggiungi un po’ del garbo lucchese. Miscela bene, come si fa – non a caso – nella migliore tradizione del caffè. Unisci il sapere di Ciro Marcone e il tocco fresco del nipote Simone che ogni giorno segue l’esempio del nonno. Somma l’energia della signora Maria che parla napoletano anche con gli stranieri e combina il tutto con l’esperienza di Vincenzo, della sorella Barbara e della moglie Paola. Infine, prova a ricordare il profumo delle inconfondibili sfogliatelle e dei babà de La Cubana che ogni mattina, fino al 2005, in Canto d’arco deliziavano i palati più fini. Ecco che otterrai la ricetta irripetibile del nuovo Caffè del Teatro, in via San Girolamo al civico 8, che, da quindici giorni, la famiglia Marcone ha preso in gestione.
Dal 21 maggio, il via vai dei clienti di un tempo è quasi costante. Ci si abbraccia, si fanno gli auguri e la mente corre a tanti anni fa quando il caffè a La Cubana (dal nome della torrefazione) era tappa fissa in città. «Anche se in realtà – precisa Vincenzo Marcone – il locale si chiamava Caffè Fillungo». Era il 1994 quando la famiglia Marcone aprì la sua prima attività a Lucca, dove adesso si trova il negozio di abbigliamento Dixie. «Quella non fu la nostra prima esperienza. Veniamo da una lunga tradizione di caffè e pasticceria, iniziata da un’intuizione di papà Ciro che, per noi, è come un maestro». Lo raccontano con ammirazione, Barbara e Vincenzo, che da lui – insieme alla sorella Monica - hanno imparato il mestiere.
Da 62 anni, Ciro fa questo lavoro, da quando, all’età di dieci anni decise di non fare il contadino. Ancora un bambino, dietro a un bancone di un bar nella zona di Napoli, Ciro scoprì una vocazione, tanto che a 21 anni aveva già aperto un locale in proprio. «In questo settore, ci siamo cresciuti – precisa Barbara – e al lavoro noi ci sentiamo a casa. Quando gestivamo il bar-pasticceria a Napoli, la mattina frequentavamo la scuola e, nel pomeriggio, per almeno due ore andavamo a dare una mano. La domenica mattina poi, alle 6,45 eravamo già a servire i clienti». Ma se a qualcuno venisse in mente di chiamarlo “sacrificio”, certo dovrebbe vederli al lavoro tutti insieme per capire come la loro passione annulli la fatica.
«A Napoli ho imparato tutto – racconta Vincenzo – Don Giovanni, che faceva il pasticcere nel nostro laboratorio, mi ha insegnato i trucchi del mestiere». È lì che, con le mani in pasta e lo zucchero sul naso, da ragazzino, Vincenzo ha costruito il suo futuro e, una volta a Lucca, ha trapiantato quell’arte dentro le Mura. Era lui, infatti, a sfornare per La Cubana i prodotti più tipici. Un’attività che, non appena arriveranno tutti i permessi, riproporrà anche al Caffè del Teatro. «Pensavamo di assestarci per un po’ prima di riprendere con la pasticceria – spiega – ma i clienti ce lo hanno chiesto così insistentemente che non abbiamo saputo dire di no». Così sono state avviate le procedure e si spera che già quest’estate il laboratorio in via San Girolamo possa iniziare anche questa attività. «Intanto lavoriamo con il bar – spiegano i Marcone – abbiamo due tipi diversi di caffè, una miscela più forte e una cento per cento arabica. Presto metteremo anche i tavolini all’aperto e, su richiesta, la stanza interna sul retro potrà essere utilizzata per organizzare compleanni».
La nuova vita di un locale storico del centro è ancora tutta da scrivere, ma con un occhio alla tradizione. «Anche nel nome abbiamo voluto guardare al passato, ma con un tocco di novità, cambiandolo da “Bar del Teatro” a “Caffè del Teatro” perché davanti ai teatri c’è sempre un “Caffè”». Alle pareti presto compariranno le foto degli anni ‘90 con Corrado, proprietario del fondo ed ex gestore del locale, ritratto dietro al bancone. E già si pensa di creare un punto vendita anche fuori dalle Mura. «Dal 2006 abbiamo anche il chiosco alla stazione che, un domani, vorremmo utilizzare per vendere i nostri prodotti anche fuori città». Dopo la chiusura de La Cubana, infatti, dove lavorava anche Monica, la sorella di Vincenzo e Barbara, la famiglia si divise, ma solo in campo lavorativo. Monica, con il marito Ernesto, decise di aprire il Bar del Sole in piazza del Carmine, mentre gli altri si spostarono all’esterno con il chiosco alla stazione. «Adesso questa nuova sfida – aggiunge Paola – perché ci viene naturale stare insieme alle persone». Proprio questa, infatti, è la ricetta del loro successo: »Conoscere i clienti uno per uno, ricordarsi le loro abitudini. E poi – concludono i Marcone – fare il caffè con amore».
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