Sicurezza
Passato e futuro nella stessa stanza
Al museo Barsanti e Matteucci esposto il motore Ferrari V10 di Schumacher
LUCCA. Li separano qualche centinaio di cavalli di potenza e oltre 140 anni di evoluzione tecnologica e, adesso (e per i prossimi sei mesi), sono separati anche da una manciata di centimetri. Quello che da ieri si vive al museo Barsanti e Matteucci è un incontro tra passato e moderno e, in un certo senso, una sorta di “ritorno a casa” per uno dei simboli del nostro Paese. Qui, infatti, accanto alle riproduzioni dei primi motori a scoppio della storia, realizzati a partire dagli anni cinquanta dell’Ottocento da due lucchesi, appunto Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, si potrà ammirare, arrivato direttamente dal museo di Maranello, il motore Ferrari V10.
Si tratta del motore che debuttò sulle vetture di Formula Uno della casa del cavallino nel 1996, lo stesso anno dell’arrivo in Ferrari di Michael Schumacher. Insomma la storia di oggi che incontra la storia di ieri. Ma anche, per dare un’altra lettura, la possibilità di ammirare dove si è arrivati, in meno di un secolo e mezzo, partendo dall’idea di due scienziati lucchesi. Sì, perché quel motore a 10 cilindri ad angolo, capace di sviluppare una potenza di 715 cavalli, è “figlio diretto” di quei curiosi, e per molti versi primitivi, congegni che lo circondano.
Motori a uno o due cilindri, capaci di sviluppare una potenza di 5, o al massimo, di 15 cavalli (come il monocilindrico pensato per far muovere un’imbarcazione ed esposto nella stessa sala), ingombranti ai nostri occhi moderni, eppure destinati a cambiare la storia della tecnologia e anche della società. Si tratta dei primi motori al mondo a combustione interna, secondo lo stesso principio che oggi fa muovere le nostre auto e anche quelle che – come le Ferrari – vediamo correre in Formula Uno. Erano stati pensati dai loro creatori come una valida alternativa per far funzionare attrezzature e fabbriche al posto dell’energia idraulica o degli ingombranti motori a vapore. Poi, dopo qualche anno, un certo Benz, in Germania, pensò di abbinare quel motore a scoppio a un triciclo, dando via alla storia dell’automobile, fino ad arrivare, appunto, a motori come il V10 Ferrari.
Ecco perché si può parlare di un ritorno a casa. Un primo assaggio di una sorta di gemellaggio tra Lucca dove il motore è nato, e Maranello, dove grazie ai semi piantati e coltivati da Enzo Ferrari il motore ha raggiunto un livello tecnologico d’avanguardia.
E tutto questo potrà essere ammirato, per i prossimi sei mesi, al museo all’ombra della Torre Guinigi, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17.
Luigi Spinosi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
