Il dolore
Papergroup, i professionisti impugnano il provvedimento
Per legali e commercialista nessuna alternativa al piano concordatario proposto: «I giudici capiranno che le aziende europee non sono interessate alla cartotecnica»
LUCCA. Impugnare l’ordinanza del giudice delegato ai fallimenti chiedendo di fissare un'udienza prima del 6 luglio, la data in cui il tribunale incontrerà i cugini Antonio e Daniele Vamberti vertici di «Papergroup srl» la cartotecnica con 147 dipendenti e 66 legati all’indotto che non è stata ammessa al concordato preventivo. È questa la prima mossa dei professionisti incaricati di realizzare il piano concordatario - gli avvocati Mario Andreucci e Gaetano Anastasio e il commercialista Riccardo Della Santina - non approvato dal tribunale fallimentare. «Le sentenze non si commentano, s’impugnano. Ma c’è un punto dell’ordinanza che non ci convince e che, alla luce di quanto constatato in questi otto mesi, ci appare come una prospettiva velleitaria: una vendita della cartotecnica in sede fallimentare con procedura pubblica. Vorremmo sgombrare il campo da ipotesi suggestive: non si è appalesato nessuno, non esiste un piano B. Servono 54 milioni per soddisfare i creditori e il piano redatto è l’unico che, attraverso il punto di caduta di 30-35 dipendente con la chiusura dello stabilimento di Carraia dove si producono fazzolettini e tovaglioli e il conseguente esubero di 38 lavoratori, garantisce al curatore fallimentare di proseguire l’attività continuando a fatturare 60 milioni di euro annui. Per cui o viene lo sceicco del Brunei oppure gli elementi del piano non sono che quelli indicati».
DIFFERENZE CON KARTOGROUP
«Nella decisione del tribunale - proseguono i tre professionisti - forse ha pesato la precedente esperienza Kartogroup poi rilevato dai tedeschi di Wepa. Ma si trattava di una cartotecnica con stabilimenti in Europa (Francia e Germania) e con una situazione di mercato decisamente più florida. Oggi le condizioni di mercato sono cambiate e con essere le regole nel concordato. La decisione del tribunale ha creato non poche difficoltà nella capacità gestionale del quotidiano in un mercato iper competitivo e decisamente saturo».
NESSUN AGGRAVAMENTO
L’affittuaria «Tissuetech» non stava affatto determinando un aggravamento del dissesto del bilancio mentre le 16 ore di sciopero indette dai lavoratori hanno portato a ridurre il fatturato annuo di 500mila euro. «Avevo raggiunto un raccordo con il sindacato - sostiene l’avvocato Andreucci - per la risoluzione del rapporto volontario per un certo numero di addetti. Con la decisione del tribunale si è bloccato tutto». L’invito è quello di rivedere certe decisioni: «Si sta creando un danno enorme per l’azienda e per i lavoratori. Tissuetech e il piano concordatario non hanno alternativa».
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