Il Tirreno

Lucca

«La fotografia come un mistero Che io ricamo»

di FLAVIA PICCINNI
«La fotografia come un mistero Che io ricamo»

Il percorso di Beatrice Speranza, fotografa «L’ispirazione nasce da Lucca e dalla lettura» 

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Ha i capelli chiari, del colore del grano, e gli occhi azzurri, quasi trasparenti. I capelli li porta corti, arricciolati gli uni sopra gli altri, e poi c’è il viso che è segnato da rughe delicate: le rughe del sorriso. È questa Beatrice Speranza, artista e fotografa, che cuce arte come lei stessa si cuce a Lucca, città dove è nata e dove ha sempre vissuto.

«Mi sono laureata – mi racconta - alla facoltà di Architettura di Firenze dove ho coltivato la passione per la composizione, l'arte e la fotografia. Gli studi mi hanno aiutato a leggere gli spazi, la luce e la composizione. Il mio interesse per la fotografia è cresciuto nel guardare le riviste professionali di architettura dove grandi fotografi interpretavano gli spazi e gli edifici con rigore e pulizia. Mi sono resa conto piano piano che ero più interessata alla foto, alla loro composizione e alla scelta del punto di vista che all'architettura fine a se stessa. L'architettura diventava per me il soggetto da interpretare».

E così, una volta laureata, Speranza inizia una collaborazione di diversi anni con l'architetto Mauro Lovi, imparando quella leggera poesia intermittente che lega l’immagine allo sguardo. «Entrare nel suo studio – ricorda - equivale ad entrare in un mondo di tele e colori, si lavora con la parola, l'immagine e la delicatezza». Quella della fotografia, per Beatrice Speranza si rivela però come una passione antica, che s’affonda nell’infanzia: «Sin da bambina mi ha sempre affascinato, la trovavo un mistero. Al primo anno di università mi sono iscritta a un corso di fotografia e da lì ho sempre fotografato, passando da passione a professione in modo spontaneo. Il riscontro positivo che ho sempre avuto dagli altri mi ha stimolato nell'andare avanti. Il primo adulto che ha creduto in me è stato l'avvocato Pier Luigi del Frate, all’epoca presidente della Fondazione Ragghianti e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca: mi raccontava il mondo dei grandi artisti, mi invitava alle presentazioni di mostre e a seguirlo nelle anteprime al Pecci. Sfogliavo i cataloghi delle aste e cercavo di riconoscere i vari artisti senza guardare il nome. Fu proprio Piero a chiedermi il primo servizio fotografico del suo studio e della sua famiglia».

La consapevolezza arriva più tardi, grazie al Photolux, che le regala l'opportunità di incontrare Antonio Manta, noto fotografo e stampatore, e Roberto Mutti, critico fotografico. Nasce così la prima mostra di Speranza, La Casa dei Libri. Nasce la fotografia intesa non solo come un amore, ma come un modo per mettersi in gioco, per scoprirsi, per prendere appunti e soffermarsi.

«Una volta per me la foto era la stampa classica in bianco e nero che tiravo fuori dalla camera oscura. Con il digitale avevo perso un po’ di quell’intimità e per la prima volta ho sentito la necessità di intervenire manualmente sulle immagini una volta stampate. Sono nate le Presenze, foto stampate su carta cotone su cui intervengo con piccoli ricami in filo di lana. L'idea è nata nel 2012 nel confronto tra il mio modo di lavorare e quello di Emy Petrini, floral designer, con cui da anni ho intrapreso una collaborazione artistica e un confronto continuo. Vedendola nella sua calma mentre realizza opere di grandi dimensioni in cui intreccia e sovrappone rami ho pensato che riavere un contatto fisico con le mie foto mi avrebbe aiutato ad acquisire più silenzio e quiete interiore. Da lì l’idea del ricamo, antica forma meditativa, movimenti ripetitivi. Quasi un mantra. Il ricamo dona calore, dà tridimensionalità all’immagine e consente di scoprire nuovi significati al di là della realtà. È al filo che affido il compito di cambiare il punto di vista. Credo che sia importante comunicare messaggi positivi anche con l'arte. Non amo l'immagine che vuole scioccare e impressionare a tutti i costi, si può far riflettere su temi importanti anche con la poesia».

Molte delle ispirazioni di Beatrice Speranza non a caso nascono da Lucca. «Da qui mi piacerebbe spostarmi spesso per brevi periodi per poi tornare, soprattutto perché è più facile venire apprezzati fuori dalla propria città. Le iniziative cittadine stanno crescendo, basta solo aver voglia di approfittare di queste iniziative, invece di lamentarsi e basta”. Ma l’ispirazione arriva anche dalla lettura e dagli scrittori, come i lucchesi Andrea Bocconi, Francesca Caminoli, Margherita Loy e Pia Pera con la quale ha collaborato, insieme a Emy Petrini, nell’esposizione del 2015 Il Tempo Sospeso.

«Con Bocconi è nato un nuovo progetto, un duello lo chiama lui, Presenze e Parole, sei scatole di legno montate su una base girevole dove da una parte c'è la mia foto ricamata e dall'altra un suo racconto ispirato dall'opera o viceversa. Quando lessi Al giardino ancora non l'ho detto di Pia Pera, avevo da poco perso mia madre e ne fui talmente emozionata che la chiamai e le chiesi cosa ne pensava se avessi ricamato qualche foto che avevo scattato pochi mesi prima nel suo giardino: da lì sono nate le Libere Presenze dedicate a lei». Un meraviglioso viaggio nell’arte e nella bellezza, attraverso le parole di una scrittrice che ci manca ogni giorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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