Sicurezza
I dazi Usa preoccupano le ditte lucchesi
Confindustria, Confartigianato e Cna: «Ripercussioni attese nel medio periodo. Rischi per carta, nautica e componentistica»
LUCCA. Il sentimento diffuso è la grande preoccupazione, l’incertezza, il sentore che l’adozione dei dazi da parte degli Stati Uniti - introdotti dal primo giugno per volontà del presidente Trump sull’esportazione di acciaio e alluminio - sia in realtà solo l’inizio di una guerra commerciale che, nel medio periodo, potrà avere ripercussioni negative anche sull’economia locale nel suo complesso. Con sfaccettature diverse, concordano su questa linea esponenti locali di Confindustria, Confartigianato e Cna.
«Immediatamente non si intravedono grandi ripercussioni dall’applicazione dei dazi statunitensi - spiega Marcello Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord -. Ma i dazi sono un elemento di grande preoccupazione: sono l’inizio di una guerra commerciale che sappiamo dove comincia ma non dove finirà. Le misure applicate dagli Stati Uniti- continua - possono riguardare tutti i prodotti finiti e i semilavorati che esportiamo là. Dal nostro territorio vengono esportati negli Usa soprattutto macchinari, abbigliamento, carta. Viceversa, il nostro Paese importa materie prima». Secondo il direttore di Confindustria, «per il nostro territorio il problema è l’effetto a medio termine delle ripercussioni innescate dal sistema dei dazi, ma anche le contromisure che verranno adottate. Tutto ciò penalizza gli scambi commerciali: gli Stati Uniti con i dazi hanno sbilanciato il sistema. È chiaro che poi le ripercussioni potranno interessare tutti i settori».
Stephano Tesi, direttore di Cna provinciale, sottolinea che «nel momento in cui gli Usa applicano i dazi, si potranno aspettare le risposte dall’Unione Europea: scatta così una guerra commerciale. E considerando la mole di esportazione dall’Italia verso gli Stati Uniti, c’è da aspettarsi che le ripercussioni ci saranno: secondo stime che circolano, l’Italia potrebbe perdere 0,3 punti di prodotto interno lordo per effetto dei dazi. Anche gli artigiani locali che stanno nella filiera ne risentiranno. I dazi rappresentano un passo indietro rispetto al libero mercato, che da una parte ci ha portati nella globalizzazione ma dall’altra ha favorito lo sviluppo dei consumi. Siamo molto preoccupati per la loro applicazione: la percepiamo come tentativo di riaffermare un’egemonia nell’economia». Per Tesi, la preoccupazione è aumentata dal fatto che «l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania. Dalla nostra provincia, seconda in Toscana dopo Firenze per export, le maggiori voci di esportazione negli Usa riguardano i settori di carta, marmo, nautica: tutte produzioni che adesso dovranno fare i conti con la guerra commerciale».
«Le nostre aziende non avvertiranno subito, ma entro tre-cinque anni, gli effetti dei dazi - spiega il direttore provinciale di Confartigianato Roberto Favilla -. Una grande produzione che utilizza acciaio e alluminio in provincia di Lucca non c’è, ma l’indotto sì: aziende che producono semilavorati per l’esportazione. Penso alle ditte della componentistica: ce ne sono alcune che fabbricano cestelli di acciaio per lavastoviglie; o al settore dell’elettronica che da noi è forte. Ma l’aspetto più preoccupante - continua - è che si inneschi una spirale di ritorsioni fra Usa ed Europa. L’Unione Europea adotterà contromisure, metterà dazi su alcuni prodotti americani importati, e gli Stati Uniti ne applicheranno altri. Preoccupa anche il proposito di Trump di mettere dazi sull’importazione di auto: nella nostra provincia ci sono artigiani che fabbricano tappezzerie per auto, cruscotti».
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