Il dolore
Italia Digital, a novembre via al processo per truffa
LUCCA. Erano soprannominati “i maghi della truffa digitale” e delle loro malefatte si era occupata persino la Rai, con un servizio su Uno Mattina: oltre 800 persone ingannate in tutta l’Italia, con...
LUCCA. Erano soprannominati “i maghi della truffa digitale” e delle loro malefatte si era occupata persino la Rai, con un servizio su Uno Mattina: oltre 800 persone ingannate in tutta l’Italia, con un giro d’affari vicino al milione di euro. Ma di strabiliante non c’era proprio niente nell’attività di Daniela Simonetti e Gianfranco Ciampi, amministratori (di diritto lei, di fatto lui) della Italia Digital, famigerata società con sede in via di Tiglio, nota per la vendita online di prodotti tecnologici che però non arrivavano mai agli ignari acquirenti. Arrivavano, invece, i bonifici sui conti della società, che a fine 2014 divenne oggetto di due distinte indagini: una per bancarotta e una per truffa. Secondo la compagnia della Guardia di finanza - delegata dai sostituti procuratori Piero Capizzoto ed Enrico Corucci a seguire il filone della bancarotta - nel periodo che va dal primo novembre al 19 dicembre 2014 la società avrebbe incamerato bonifici dei clienti per una somma superiore ai 760mila euro. Eppure nell’aprile del 2015 questa gallina dalle uova d’oro venne dichiarata fallita. Dove erano finiti i soldi? Dagli accertamenti della procura emerse che i conti aziendali erano stati prosciugati: la coppia aveva comprato, attraverso un preliminare d'acquisto con somma interamente versata, un appartamento a San Concordio del valore di 210mila euro, un Suv Nissan del valore di 20mila euro e altro ancora. Abbastanza per chiedere il rinvio a giudizio. Nel dicembre 2015 il giudice Riccardo Nerucci condanna con rito abbreviato Simonetti e Ciampi a 3 anni e otto mesi di reclusione, per bancarotta documentale e patrimoniale.
Adesso inizia il processo per le 814 truffe che i due hanno comminato in mezza Italia, intascando circa 600mila euro. E chissà quante altre ne potrebbero emergere. Stante il numero elevato di vittime e la difficoltà di pervenire alla loro completa identificazione, il pm Giuseppe Amodeo ha disposto la pubblicazione dell’atto di citazione diretta a giudizio su quotidiani locali e Gazzetta ufficiale. Il prossimo 16 novembre si aprirà il dibattimento davanti al giudice monocratico Nadia Genovese.
La commercializzazione del materiale informatico avveniva su 7 siti web. Improvvisamente, nei primi giorni di dicembre 2014, la ditta lucchese cessò di spedire la merce «scusandosi» con una mail preimpostata nella quale, senza troppi giri di parole, si faceva riferimento alla crisi economica che aveva travolto l'azienda e non consentiva di fornire il materiale ordinato e neanche di rimborsare i pagamenti. Non tutti i clienti truffati si dettero per vinti: i più battaglieri si riunirono in un gruppo Facebook per darsi manforte e stabilire una strategia univoca di azione. Ora, finalmente, anche per loro si avvicina il momento della riscossa. Almeno sul piano morale: perché rivedere i soldi non sarà facile.(g.p.)
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