Gioco
Dalla Regione i voti alle cure del San Luca
Tre eccellenze ma anche quattro insufficienze Il resto dei trattamenti è nella media
LUCCA. Efficacia delle cure, il San Luca strappa la sufficienza nella maggior parte dei trattamenti, con punte di eccellenza in tre settori (ictus ischemico, angioplastica e laparoscopia per tumore al colon). In altre quattro “materie”, invece, il monoblocco di San Filippo ha pessimi voti: numero di parti cesarei, complicanze a seguito di interventi per tumore alla mammella, al colon e trattamento di broncopneumopatia.
Il Prose. Non è una pagella vera e proprio ma poco ci manca. La si ricava dalle schede di dismissione ospedaliera, prese in esame dal programma di monitoraggio degli esiti (Prose), aggiornato al 2017 e pubblicato nei giorni scorsi sul sito dell’Ars, l’agenzia regionale per la sanità. Si tratta di una sorta di verifica, anche a distanza di tempo, di quella che è stata l’efficacia delle cure offerte ai cittadini dal servizio sanitario. Un sistema utile a tenere sotto controllo il risultato dei trattamenti offerti allo scopo di apportare dei correttivi dove necessario. Sono circa un centinaio i parametri presi in considerazione a livello di Asl, di area distretto e di singolo ospedale. Il Tirreno si è occupato di andare a vedere quelli del San Luca per poterne valutare con obiettività le performance, visto che questo presidio stenta ad entrare nel cuore dei lucchesi. Ebbene, il monoblocco di San Filippo se la cava discretamente nella stragrande maggioranza delle discipline prese in esame e afferenti ai campi della chirurgia generale (colecistectomie), dell’area medica (polmoniti e scompensi cardiaci), delle nascite (eventuali complicanze), del trattamento delle patologie tempo dipendenti (infarto e ictus) o di quelle oncologiche (prostata, retto, mammella, colon), dell’ortopedia (protesi di anca e ginocchio, rotture del femore).
Ma come si fa a stabilire l’efficacia delle cure? Per ciascun trattamento viene preso in esame il numero di interventi effettuati, le eventuali complicanze che si sono manifestate a distanza di tempo e poi, dopo alcuni calcoli utili a rendere i dati confrontabili, si paragona il risultato al parametro regionale. Differenze contenute rispetto a questo riferimento rientrano in una fascia che non si discosta significativamente dalla media e quindi non vengono segnalati. Se, invece, il valore è molto più alto del parametro regionale siamo in una situazione di allerta o – nei casi più gravi – di allarme.
Promossi a pieni voti. Lo scostamento dalla media non sempre è da considerarsi negativo: a volte può essere indice di performance particolarmente positive. Nel caso del San Luca questo avviene, ad esempio, nel monitoraggio del rischio di morte a 30 giorni dal trattamento di un ictus ischemico. Il valore regionale è di 8,55 mentre quello di Lucca è di soli 2,88. Si tratta di un netto miglioramento rispetto all’anno passato quando l’ospedale si attestava al 12,32. Questo significa che i pazienti colpiti da ictus che vengono curati a Lucca hanno maggiori probabilità di sopravvivenza. Stesso discorso per gli infarti: a Lucca vengono curati con l’angioplastica in proporzione maggiore rispetto ad altri ospedali (58,4 contro 51,73). Analogo discorso per gli interventi in laparoscopia per i pazienti colpiti da tumore al colon.
Le dolenti note. Ci sono poi le voci in cui il San Luca si discosta in negativo dalla media regionale. È il caso del numero dei parti cesarei primari: siamo a 23,19 contro una media regionale di 19,92. Se ne fanno troppi, dunque, ma l’andamento degli ultimi anni è un po’ ondivago: rispetto al 2016 c’è stato un lieve miglioramento (allora eravamo a 23,88) mentre nel 2015 il valore era a 17,72 (sotto la media regionale). In questo caso il dato è leggermente diverso da quello evidenziato dal “bersaglio del Mes”, il tradizionale studio sulle performance sanitarie effettuato della Scuola Sant’Anna: qui il San Luca è al 20,55% contro una media regionale del 18,75%. L’altro valore da cerchiare con la matita blu è quello sul rischio di morte a 30 giorni da una broncopneumopatia, una malattia dell'apparato respiratorio caratterizzata da un'ostruzione irreversibile delle vie aeree. Il valore del San Luca è di 15,77 contro 10,55. Il dato si presta anche a un’altra chiave di lettura, non necessariamente negativa: ad esempio, può voler dire che le strutture territoriali funzionano ed intercettano i casi meno gravi, così che all'ospedale vengono ricoverati solo i pazienti in condizioni più gravi. Del resto il territorio di Lucca è tra quelli con più posti letto di cure intermedie. Siamo sopra la media anche per gli interventi di resezione del tumore della mammella: in questo caso il dato può dipendere dal tipo di percorso. Se ad esempio, il linfonodo sentinella risulta positivo, si interviene nuovamente. L’ultima voce negativa è quella per il rischio di morte a 30 giorni da un intervento per tumore al colon: siamo a 9,81 (livello di allarme) rispetto a una media regionale di 3,52.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google