Il Tirreno

Lucca

La sfida di Chiara: una seconda vita per Pitbull & C.

di FLAVIA PICCINNI
La sfida di Chiara: una seconda vita per Pitbull & C.

Ha fondato un’associazione che recupera animali in stato di grande difficoltà

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«Mi chiamo Chiar« Benedetti, ho ventiquattro anni, sono nata e cresciuta a Lucca. Da piccola il mio sogno era fare la veterinaria, sogno che con il passare del tempo è rimasto, per varie motivazioni, tale. Ho frequentato l’istituto alberghiero, ma quella scuola la sentivo troppo stretta». E allora? «Allora mi sono ritirata. Ho iniziato a fare un corso da parrucchiera, mestiere che fin da subito mi è entrato dentro e che tutt’oggi continuo a praticare. Ma la mia più grande passione sono i cani. Tutto è nato quando, all’età di 6 anni, i miei genitori mi portarono in canile a prendere il mio primo cane. O, per meglio dire, quello che da lì a poco sarebbe diventato il mio migliore amico. Da quel momento la mia vita è cambiata. E i primi ricordi che ho di ogni cane – poco importa che sia mio o che graviti intorno all’associazione che ho fondato con altre due ragazze e cui dedico tutto il mio tempo libero – è quello». Quale? «Il momento in cui gli sguardi si incrociano. E c’è un cortocircuito fra quello che si è, e quello che si sarà».

Parla così Chiara Benedetti, frangetta scura e aria decisa, un piercing sulla guancia, qualche tatuaggio, l’aria da dura, ma soprattutto una fiducia immensa nel prossimo. Una fiducia che mi fa pensare a una prateria interminabile sulla quale corrono a perdifiato decine di cani: i suoi, quelli che ha salvato, quelli che aiuterà a trovare una vita migliore grazie all’associazione RePit – Pit Bull Angels (maggiori info su Facebook) che vede come prime fondatrici Angela Mecocci e Ludovica Filippi. «Ci occupiamo di recuperare Pitbull, Amstaff e cani simili in difficoltà. Sono cani provenienti prevalentemente dal Sud Italia dove c’è il più alto tasso di abbandoni. Un tasso preoccupante, e sempre più in crescita a causa delle cucciolate indesiderate. Spesso questi cani vagano per giorni lungo le strade e sono trascurati dal punto di vista sanitario. Nel nostro piccolo noi provvediamo a farli recuperare grazie alla nostra rete di volontari sul territorio, metterli quanto prima in sicurezza e dopo accurate analisi li portiamo in pensione a nostro carico. Riusciamo a mantenere i costi grazie al nostro impegno personale e grazie a tutti quelli che ci sostengono facendo da genitori a distanza».

Mentre Chiara parla, e mi fa vedere una borsa e una felpa che hanno prodotto con il logo dell’associazione, penso al suo straordinario entusiasmo. Le chiedo cosa significhi diventare genitori a distanza. E lei, con un sorriso: «In tanti vogliono adottare un cane, ma non hanno lo spazio o il tempo per gestirlo. Allora abbiamo pensato a questa possibilità di adottare concretamente un cane contribuendo alle spese della pensione e a quelle veterinarie finché questo non riesca a trovare una casa». Un’iniziativa pregevole, cui si affiancano tante idee e numerosi progetti con il medesimo fine. «Ogni tanto organizziamo eventi di beneficienza per finanziarci, e così continuare a salvare altri cani. Le adozioni sono seguite da noi, e ci avvaliamo dell’aiuto di educatori che si occupano di valutare i cani ed eventualmente fare delle prove di compatibilità. Non è infatti detto che ogni cane sia giusto per un essere umano. E viceversa».

Adesso Chiara mi racconta di come la situazione stia diventando sempre più difficili perché «questa razza è scelta purtroppo per moda e con troppa leggerezza, quando poi le persone si rendono conto dell’impegno necessario si tirano indietro». Mi spiega le difficoltà quotidiane, che si declinano attraverso «abbandoni, indifferenza della gente, trascuratezza degli animali». Si concentra sulle condizioni cliniche critiche da cui hanno salvato tante povere bestie. «Purtroppo, però, alcune volte non ci riusciamo, ed è tremendo. Qualcuno potrebbe dirci che non sono i nostri cani, che facciamo uno sforzo inutile, ma non funziona così. Ogni cane si merita una vita decente, e non riuscire a regalargliela per noi è doloroso, distruttivo». Per fortuna non mancano però sorrisi e momenti di gioia. «Quando un’adozione riesce è la parte più bella. Ricordo ancora le storie di cani moribondi che sono riusciti a guarire, ma anche di cani considerati pericolosi che si sono rivelati amorevoli e inseparabili dai loro adottanti. La verità è che molte persone pensano che le razze di cui ci occupiamo siano aggressive. Ma non è affetto così, e invitiamo chiunque a farci visita e incontrare i cani in attesa di un’adozione. Per il futuro vogliamo lavorare per avere una nostra struttura e riuscire così a prendere più cani in carico, ma ci serve il supporto e l’attenzione di più persone possibile. Facciamo appello a tutti i lucchesi che amano i cani e questa razza!». Prima di salutarci, le chiedo di Lucca, e le si illumina lo sguardo. «La amo. È una città a misura d’uomo, molto vivibile rispetto alle metropoli. Sono contenta che da noi non ci sia randagismo e che il tasso di abbandono sia basso. Rimprovero però l’assenza totale di sgambatoi per cani e aree dedicate a loro».



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