Gioco
Puccini, ecco il ritratto inedito
L’opera firmata da Luigi De Servi in esposizione alla nuova mostra della Fondazione Ragghianti
LUCCA. È firmata dal pittore lucchese Luigi De Servi una delle opere inedite della grande mostra “Per sogni e per chimere” inaugurata il 18 maggio alla Fondazione Ragghianti e incentrata su Giacomo Puccini e le arti visive. È un ritratto del Maestro che l'artista, suo amico per quasi tutta la vita, dipinse nel 1899. Finora rimasto agli eredi di Franca Leonardi - figlia di primo letto di Elvira Bonturi, moglie di Puccini dal 1904 – il quadro potrebbe essere quello esposto alla mostra della Società promotrice di Belle arti di Genova nel 1900 o, comunque, esserne lo studio. Tra Puccini e De Servi vi fu un forte rapporto di amicizia e di collaborazione artistica, che rimase saldo nonostante i frequenti viaggi all'estero di entrambi. Ne è testimonianza l'importante donazione da parte degli eredi del pittore, nel 2016, alla Fondazione Puccini: cinquanta documenti, soprattutto lettere, che costituiscono il Fondo De Servi e sono oggi esposti al Puccini Museum, gestito dalla Fondazione, dove si trova anche un altro ritratto del compositore dipinto nel 1902 dall'amico. Nel carteggio, invece, ci sono molte lettere che fanno riferimento alle decorazioni della villa di Torre del Lago, per le quali Puccini aveva chiamato De Servi insieme con Plinio Nomellini, altro grande artista a lui legato e su cui si sofferma, tra i molti, la mostra “Per sogni e per chimere”.
Il museo si pone dunque come naturale completamento dell'esposizione, dove è possibile vedere anche preziosi documenti, oltre al celebre cappotto del Maestro, esportati temporaneamente da corte San Lorenzo. Del resto la Fondazione Puccini ha collaborato e collabora attivamente e in modo sinergico all'esposizione, tanto che è previsto uno sconto del biglietto d'ingresso per chi visita l'uno e l'altra. Alla Fondazione Ragghianti il pubblico avrà modo di conoscere - attraverso 160 tra quadri, oggetti, sculture e vari documenti - il rapporto tra il compositore e gli artisti del proprio tempo, scoprendo l'influenza della sua estetica sulle arti visive in Italia tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del XX secolo.
Una prospettiva inedita – suggerisce Paolo Bolpagni, direttore della Ragghianti e tra i curatori della mostra -, sicuramente mai analizzata in modo così corposo e documentato. «L'itinerario che ne risulta – spiega – parte dal tardo naturalismo e dall'ultima stagione scapigliata di quella Milano in cui Puccini studiò e riportò i primi successi, attraversa il paesaggismo post macchiaiolo dei bohémiens toscani, conosce momenti fondamentali in un certo Simbolismo sognante d'inizio Novecento, in un filone artistico versiliese ligure, nelle propaggini italiane del modernismo internazionale, per culminare nell'esotismo orientaleggiante che avrà la massima espressione musicale in Turandot». Oltre alla Fondazione Puccini, hanno collaborato a “Per sogni e per chimere” - un verso dalla famosissima aria “Che gelida manina” di Boheme – la Fondazione Simonetta Puccini e il Centro studi Giacomo Puccini. La Fondazione Crl, come sempre, ne ha permesso la realizzazione. Con Bolpagni i curatori sono Fabio Benzi, Maria Flora Giubilei e Umberto Sereni, mentre l'allestimento è opera di Margherita Palli.
ALTRO SERVIZIO A PAG. 27
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
