Il Tirreno

Lucca

Crepe e allagamenti, la difficile vita accanto al condotto

di Luigi Spinosi
Crepe e allagamenti, la difficile vita accanto al condotto

Acqua troppo alta per alimentare le centraline elettriche: cresce la protesta dei residenti a San Pietro a Vico 

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LUCCA. Fino a qualche tempo fa poteva apparire un caso isolato, il problema di un singolo che, per quanto importante, poteva essere giustificato davanti alla valenza di un progetto più grande. Invece no, quella portata avanti da anni, spesso in solitudine, da Paolo Bertocchini, era una protesta che dava voce anche chi, finora, non l’aveva fatto.

Motivo del contendere il condotto pubblico, nel suo passaggio da San Pietro a Vico e lungo il quale sono state realizzate centraline per la produzione di energia elettrica. Fin qui tutto bene, tanto più che si tratta di energia pulita. Peccato che da quando si è reso necessario alimentare la turbina per la produzione di energia la convivenza con quel canale d’acqua, a cose normali un elemento di arricchimento per il paesaggio, è diventata difficile, per alcuni impossibile. «Nel corso degli anni mi sono mosso a tutti i livelli – spiega Bertocchini – attraverso il difensore civico, in commissione lavori pubblici, rivolgendomi a Provincia, Regione, Genio Civile».

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Al centro della protesta  la quantità di acqua che viene riversata nel condotto. Una quantità eccessiva per un canale nato per ben altri volumi. È quanto sostengono i residenti, ma è anche quello che si è portati a pensare – da profani – semplicemente viaggiando lungo via dell’Acquacalda. Il livello dell’acqua nel condotto, praticamente a filo strada, da solo basta a colpire l’immaginazione. Ma non si tratta tanto di un rischio di esondazione, che può essere controllato dal sistema di chiuse a monte. No, il vero problema è la forza che questa massa d’acqua porta con sé. E il punto in cui è più “apprezzabile” è esattamente a valle del vecchio mulino, ossia proprio dove si trova l’abitazione di Bertocchini. Qui arriva l’acqua che, dopo aver alimentato la centralina elettrica, genera un notevole moto ondoso. Con lui anche un gran rumore continuo, al quale è impossibile riuscire ad abituarsi. Ma non è nemmeno questo l’aspetto peggiore (per quanto non sia certo piacevole, per esempio in estate, essere costretti a dormire con le finestre chiuse per cercare di avere un po’ di quella pace a cui tutti avrebbero diritto).

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Il vero problema sono i danni che a detta di chi vive accanto al condotto, quel fiume in costante piena porta con sé: «C’è una struttura esterna alla casa che si appoggia proprio sull’argine – racconta Bertocchini – qui hanno cominciato a formarsi e ad allargarsi delle crepe. Poi crepe sono comparse, come una ragnatela, al piano terra, dove vive mia suocera, e adesso stanno spuntando anche a casa mia».

Un caso isolato? No. Bertocchini l’ha scoperto quando l’eco della sua battaglia si è diffusa nella frazione. Ed ecco così emergere altri protagonisti ed altre storie: dagli scantinati perennemente allagati agli giardini invasi dall’acqua, paradossalmente attraverso i canali che dovrebbero servire a smaltirla (scarichi che adesso sono più in basso del livello nel condotto), fino a chi vorrebbe vendere la casa ma non può farlo, nonostante abbia speso migliaia e migliaia di euro per cercare – nel senso letterale del termine – di arginare la massa d’acqua che invade edificio e giardino. E poi umidità e muffa dove non si era mai vista, e ancora crepe, anche su quel capolavoro di architettura che è il vecchio mulino. Poi i timori per la sicurezza («Non ci sono protezioni. Sabato nel canale è affogato un daino, e in caso di fuori strada anche un’auto potrebbe finire nel canale»). Però, finora, poco o nulla si sarebbe visto per rimediare. Solo una “scialbatura”, una catarmatura dell’argine, subito dopo il mulino. Poco, troppo poco per chi vive qui, per sentirsi al sicuro.
 

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