La protesta
"Con le sue mani al collo mi sono sentita persa"
Parla la docente aggredita al Paladini: "Basta nascondere i problemi sotto al tappeto"
LUCCA. La notte non riesce a dormire. Si gira e si rigira nel letto pensando a quello che è successo, all'aggressione di cui è stata vittima mentre si trovava in classe, all'istituto delle scienze umane Paladini. Sono passati quasi due mesi ma ancora le tornano in mente quelle mani che la afferrano al collo e cercano di spingerla contro la cattedra. Sono le mani di uno dei suoi studenti; a liberarla è stato un altro dei suoi studenti che per difenderla ha preso calci e pugni, ha rimediato anche una contusione alla mano e una botta allo zigomo. Una studentessa invece, durante quella che la docente descrive come «una guerriglia» di circa quindici minuti, è caduta andando a sbattere contro una balaustra. Un incubo che le ha lasciato segni che non si esauriscono nel referto di tre giorni del pronto soccorso. Segni che continuano a incidere sulla serenità della sua vita e che non le hanno permesso di tornare al suo lavoro. Segni che si portano dietro, loro malgrado, anche i ragazzi che hanno assistito.
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Dopo quanto avvenuto all'Itc Carrara, la professoressa aggredita ha deciso di uscire allo scoperto raccontando cosa si prova a essere vittime di azioni di questo genere. «Subito dopo l'aggressione, avvenuta all'ultima ora, prima di tutto ho pensato alle conseguenze sui miei ragazzi - spiega l’insegnante -. Io ho realizzato dopo, mi sono accorta mentre andavo alla macchina di stare sempre peggio. Mi sentivo sotto choc. È stata una collega ad accompagnarmi al pronto soccorso perché da sola non riuscivo ad andare. La malattia è stata prorogata tant'è che sono ancora a casa». Adesso la scuola ha nominato un docente supplente, che potrà accompagnare i suoi alunni fino alla fine dell'anno. «Purtroppo - aggiunge l’insegnante vittima di violenza - non sto per niente bene. È meglio che i ragazzi di quinta arrivino all'esame con il supplente che almeno può garantire loro la continuità di cui hanno bisogno».
Stando al racconto della professoressa, l'ira dello studente sarebbe esplosa dopo una breve discussione con lei dovuta a una risposta data «senza sapere le cose» mentre era in corso l'interrogazione del ragazzo che poi ha preso le sue difese. Anche se tra i due c'era stata già qualche tensione in passato. «Mi sono accorta che questo studente insisteva nel disturbare gli altri - racconta -; toglieva la concentrazione così all'inizio ho fatto un richiamo generale dicendo: "Mi raccomando, seguite che questo ripasso vi serve". Ma lui ha continuato e al quel punto ho fatto un richiamo mirato: "Dai su, ascolta", gli ho detto. Ho ripreso l'interrogazione e ho visto che lui si è voltato da una ragazza parlottando come se volesse rispondere alla domanda. Quindi gli ho detto: "Dai, dilla la risposta". E lui mi ha risposto di no. Ho insistito e alla fine alla domanda: "Cos'è il caso Matteotti?", lui ha risposto "Il caso Matteotti è correlato alla morte di Pasolini". A quel punto gli ho chiesto "perché dici questo? Vi consiglio di rispondere quando sapete le cose, ti mancano gli argomenti per affermarlo" e ho ripreso l'interrogazione».
Ma certo la docente non pensava che di lì a poco il giovane avrebbe avuto una reazione così violenta. «Ho visto che si era alzato - racconta ancora - ma pensavo stesse andando a buttare qualcosa nel cestino. Invece in un attimo me lo sono ritrovata dietro le spalle. Con le mani mi ha preso per il collo. Lì per lì mi sono sentita persa. Lo studente che stavo interrogando è intervenuto per difendermi mentre l'aggressore reagiva tirando calci e pugni. Gli altri ragazzi erano esterrefatti e tentavano di contenerlo al contrario di quello che è successo nella classe dell'Itc. Alla fine siamo riusciti a mandarlo fuori dall'aula - prosegue - ma tentava di rientrare. Io suonavo il campanello ma evidentemente non funzionava. A un certo punto ha preso la rincorsa ed è riuscito a riaprire la porta dando anche una botta allo zigomo del ragazzo che stavo interrogando, è inciampato e l'hanno bloccato». Ora però la preoccupazione della professoressa, che ha fatto denuncia, è che gli effetti di quel che è successo siano per quanto è possibile contenuti, almeno per i suoi studenti.
«Mi sono rivolta alle forze dell'ordine perché lo ritengo un dovere civico. È importante dare il senso della gravità di questo atto anche perché il ragazzo aveva già avuto problemi di condotta e si è continuato a perdonare. E alla fine questo è stato il risultato. In più - aggiunge - lui si è ritirato dal Paladini in tempo per potersi iscrivere in un'altra scuola e probabilmente riuscirà a essere ammesso all'esame senza subire conseguenze a livello scolastico. Gli studenti delle mie quattro classi invece hanno avuto delle mancanze fino alla nomina del supplente».
Inoltre, stando sempre a quanto sostiene l'insegnante, questa storia potrebbe avere un esito addirittura paradossale. «Il ragazzo che mi ha difesa - spiega - a causa di quanto è successo ha avuto conseguenze fisiche e psicologiche. Per questo ha fatto diverse assenze e ha perso delle verifiche quindi ora rischia di non essere ammesso all'esame. Spero che la nostra scuola, che si è sempre distinta per la sensibilità, possa attivare tutte quelle misure per evitare che questo accada. Anche perché come è giusto sanzionare chi si comporta male è altrettanto giusto supportare chi si comporta bene».
All'insegnante è arrivata la solidarietà sia dei colleghi che della dirigente, Iolanda Bocci. E nel giorno in cui si è tenuto il consiglio d’istituto per decidere come intervenire in merito alla vicenda del professore bullizzato dell'Itc Carrara, l'insegnante aggredita si mette nei panni di coloro che hanno dovuto valutare il caso. «Sono per la posizione severa - dichiara -, sminuire non serve ai ragazzi. Giudicarli severamente permette loro di migliorarsi. Io li sospenderei per un periodo lungo. Questo comporta un'insufficienza in condotta e la bocciatura». Il pensiero poi va al suo collega bullizzato al Carrara. «Ha fatto bene a non reagire anche perché il rischio era che i ragazzi potessero aggredirlo in branco. In quel momento sono come presi da un senso di onnipotenza e di questo mi sono accorta in prima persona quando tempo fa lo stesso studente che mi ha aggredita si avvicinò minaccioso al mio viso. Rimasi impassibile perché se avessi detto qualcosa la situazione sarebbe potuta solo peggiorare». Per l'insegnante «è ora che la scuola cominci ad ammettere che ci sono problemi piuttosto che continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto». «Non è successo solo a me - dice - ormai sono episodi frequentissimi e la scuola deve capire che ciò che non va deve essere stigmatizzato». Ma l'idea di installare telecamere nelle aule, secondo la docente, non sarebbe la soluzione migliore per questi problemi. «Con questo tipo di supporti - conclude - il rischio è che la nostra società si basi solo sul "vedere per credere". Perché non ci si deve fidare degli insegnanti?».
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