Gioco
Una folla di giovani per salutare Rudy
Nemmeno la chiesa più grande è bastata per accogliere i partecipanti al funerale del motociclista morto venerdì
COREGLIA ANTELMINELLI. «La morte di Rudy è un dramma sconvolgente». Non ha usato mezzi termini il parroco di Ghivizzano, don Giuseppe Andreozzi, per definire la tragedia che ha sconvolto l’intera comunità. La morte del ventiseienne Rudy Biagioni, venerdì sera in un incidente, ha destato profondo dolore.
Una folla immensa ha partecipato ieri ai funerali nella chiesa del Sacro Cuore di Ghivizzano. Non è bastata la decisione di celebrare il funerale in questa chiesa invece che in quella di Ghivizzano Alto, più piccola, per far entrare tutti all’interno. L’edificio era stracolmo e in molti hanno dovuto assistere al rito funebre dal piazzale esterno. Tanti i giovani, amici e coetanei di Rudy, che hanno voluto essere vicini ai suoi genitori, Alessandro e Mirella Lenzi, alla compagna Roberta e al figlio di appena cinque anni. Era in sella della sua Aprilia 850 quando Rudy ha perso la vita. Stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro, a Piano di Coreglia si è scontrato con la Fiat Punto guidata da un suo amico.
Rudy, che lavorava come meccanico alla “Dm” di Piano di Coreglia, aveva due grandi passioni: la pesca e le moto. Anni fa aveva anche corso in tutta Italia in speciali competizioni riservate agli scooter. «Questa morte – ha detto il sacerdote durante l’omelia – è sconvolgente per tanti motivi: per le circostanze in cui è avvenuta, un momento tranquillo al termine di una giornata di lavoro, di venerdì sera. È sconvolgente, inoltre, perché ha coinvolto gli amici e perché a ventisei anni aveva ancora davanti tutto. Ci sono di mezzo delle relazioni, la sua famiglia, il bimbo piccolo, le comunità di paese, gli amici. Da quando ci è arrivata la triste notizia della morte abbiamo sempre pregato molto. Sia personalmente, ognuno a livello individuale, sia collettivamente domenica sera dicendo il santo Rosario nella chiesa al Castello. E continueremo a pregare anche oggi, sia attraverso le tradizionali preghiere, che con il canto, perché dobbiamo vivere di speranza e di vita anche questo momento. Non siamo certo qui a celebrare la morte, ma secondo la promessa di Gesù quella vita in pienezza che lui ci dà. È difficile rispondere alla domanda che tutti noi ci facciamo: “Perché? Perché è accaduto?».
«Ho apprezzato molto – ha concluso don Giuseppe – che anche sul manifesto funebre ci sia stato scritto “Non fiori ma opere di bene”. E anche le offerte che verranno raccolte durante il funerale, saranno destinate a tutti i bisognosi dei nostri paesi che quotidianamente bussano alle nostre porte. È anche questo un modo per tenere vivo il ricordo di Rudy».
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