Gioco
La missione di Stefano nel nome del fratello
La Onlus Mirco Ungaretti vuole sensibilizzare sull’uso del defibrillatore «Collaboriamo molto con le scuole, ma servirebbe una legge nazionale»
LUCCA. Ci sono attimi che indirizzano una vita e ne orientano le scelte, senza preavviso. Momenti che trasformano ogni cosa. Quel momento, a Stefano Ungaretti, è accaduto quasi dieci anni fa: la morte di suo fratello Mirco il 22 giugno 2009 a soli 33 anni, a causa di un'aritmia cardiaca improvvisa. Il destino beffardo poi, ha voluto che 25 anni prima anche il padre di Mirco e Stefano, li lasciasse per la stessa alterazione ritmica del cuore. Una “sliding door” che fa scivolare il presente alle spalle e ti mette contro un muro, quasi senza alternativa. «Un problema genetico, che ha a me hanno diagnosticato immediatamente dopo la morte di Mirco», ricorda Stefano, a cui però il solo ricordo del fratello non basta: c'è bisogno di onorarne la vita, spesa ad aiutare gli altri. Così decide, assieme alla madre Marisa, di dar vita alla Onlus che porta il nome di Mirco e che ha un importante stand al festival del volontariato. «Era il 2012 quando abbiamo registrato l'associazione - ci spiega -, il nostro obiettivo è quello di aumentare la sensibilizzazione nelle scuole, e rendere gli alunni, fin dalla scuola primaria, abili nell'eseguire un massaggio cardiaco. Ogni secondo che passa per una persona colpita da arresto cardiaco è di vitale importanza: in soli sessanta secondi, infatti, si abbassano del 10% le sue possibilità di farcela». Per questo, oltre all'installazione di 12 Dae (defibrillatore automatico esterno) con il contributo del Comune e della Provincia di Lucca, per l'associazione è importante educare le nuove generazioni a svolgere in autonomia le manovre Bls (sostegno di base alle funzioni vitali).
«Abbiamo già attivato da tempo con gli istituti superiori della provincia di Lucca un progetto che prevede, da parte degli insegnanti di educazione fisica, la concessione di due ore settimanali in cui viene spiegato ai ragazzi come attuare interventi di primo soccorso, sotto la supervisione dei nostri volontari. È un'iniziativa che stiamo allargando anche alle scuole medie e alle primarie. I Dae sono indispensabili: in prima battuta riescono a salvare quasi il 70% di coloro che vengono colpiti da infarto. È necessario investire nella cultura dell'aiuto», sottolinea il presidente della Onlus. Scuola però, che è carente in coordinazione. «Tutto è lasciato alla sensibilità dei professori, che decidono in maniera autonoma di concederci delle ore - precisa Ungaretti -: servirebbe una legge a livello nazionale che obblighi gli istituti a dedicare del tempo al primo soccorso». Per Stefano, se non ancora ci fossero dubbi, il volontariato è diventato lo scopo della sua vita. «Voglio raccontare al mondo chi era mio fratello: un buono di cuore, che con la Misericordia di Luccae nel 2004 andò in Thailandia, colpita dallo tsunami. Era diventato responsabile della sala operativa nazionale della Misericordia, e alcuni giorni prima di morire era a L'Aquila, squassata dal sisma, per aiutare la popolazione. Mirco non si tirava mai indietro quando c'era da dare una mano alle persone in difficoltà».
Nadia e Azzurra sono due dei 25 volontari (tutti non superano i 35 anni), che fanno parte della Onlus. Anche per loro fare del bene è una spinta che viene da dentro. «Vengo dalla Misericordia e Mirco lo conoscevo. E alla sua morte sono rimasta impotente. Insegnare ai bambini è appagante, loro sono delle spugne: assorbono, e possono insegnare a loro volta, salvando altre vite. E di questo Mirco ne sarebbe fiero» dice commossa Nadia. «Non ho scelto di fare volontariato perchè sono stata obbligata dalla scuola - afferma Azzurra -. Dentro a questo mondo ci sono da quando ho 14 anni. La mia è stata una decisione motivata da dentro». Il 23 giugno prossimo a partire dalle ore 8, al palazzetto dello sport in via delle Tagliate, un memorial, in via di definizione, per ricordare Mirco.
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