Il Tirreno

Lucca

«Da Lucca promuoveremo tutta l’Italia»

di Luca Cinotti
«Da Lucca promuoveremo tutta l’Italia»

Parla Emanuele Vietina, direttore dell’evento «Al 90% useremo gli spazi dell’anno scorso»

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LUCCA. «Lucca Comics quest’anno è “Made in Italy” ma è anche, e tanto, “Made in Lucca”». Emanuele Vietina, il figliol prodigo che dopo l’esperienza in Amazon ha ripreso in mano le redini della manifestazione, racconta il senso dell’edizione 2018 dei Comics, in programma dal 31 ottobre al 4 novembre.

Come stanno insieme il “made in Italy” e una manifestazione dal respiro internazionale come i Comics?

«Ci siamo posti l’obiettivo di portare l’eccellenza italiana anche nell’editoria. E noi ne abbiamo tanta, in Italia e a Lucca. Abbiamo fumettisti importanti (non si può non citare Simone Bianchi, un lucchese alla corte della Marvel, ndr) e un settore come il gioca da tavolo che si sta imponendo nel cosiddetto “mercato alla tedesca”. Ma è tutta l’editoria italiana cheb si rinnova con nuovi progetti durante i cinque giorni di Lucca Comics».

Qual è il senso di presentare tema e manifesto a oltre cinque mesi dall’inizio del festival?

«Dobbiamo partire da un dato di fatto. Noi siamo lo show più “community oriented” del mondo, cioè quello nel quale è più importante il coinvolgimento della comunità. Un artista come Lorenzo Ceccotti ha realizzato con la sua opera milioni di possibili poster diversi dedicati proprio alla “community”, alla comunità che costruisce i contenuti dei cinque giorni di Lucca. Ognuno potrà realizzarsi il suo manifesto, unico, e legarlo a sé tramite il codice fiscale. E sarà libero di utilizzarlo come crede, a patto che non lo venda. Ma c’è dell’altro: fino a luglio il il manifesto sarà un lavoro in costante progresso, visto che il pubblico potrà interagire con l’artista per aggiungere elementi che potranno essere inseriti nell’immagine finale».

A Torino avete presentato alcune anticipazioni. Ma quale sarà l’aspetto finale del festival? Saranno confermati gli spazi dello scorso anno?

«Posso dire che al 90% gli spazi da utilizzare in città saranno quelli dell’anno scorso. Certo, va anche ricordato che stiamo ancora lavorando alla manifestazione e che il programma è ben lontano dall’essere completato. Per questo potrebbero esserci delle novità, anche importanti: in quel caso affronterqamo la questione della loro collocazione».

Potrebbe accadere qualcosa di simile a quanto avvenuto lo scorso anno con Netflix, che utilizzò anche il sotterraneo del baluardo San Colombano?

«Ci sono collocazioni che dipendono dagli accordi fra noi e gli espositori, e dalle loro esigenze. Momenti come questo, come la partecipazione al Salone del libro di Torino sono importanti proprio per la possibilità di stringere contatti e avviare progetti con editori importanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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