La protesta
Bulli, contenzioso scuola-prof
Il preside Lazzari: «Normale dialettica sulla formazione delle classi, ma non si poteva fare altrimenti»
LUCCA. «Un precedente contenzioso con il professore? Parlerei piuttosto di una normale dialettica relativa all’assegnazione delle classi. Ma non si poteva fare altrimenti: non c’erano possibilità alternative, sia come docenti sia come omogeneità delle classi. Le altre prime avevano altrettanti problemi per numero di ripetenti e alunni con difficoltà. Tutte, insomma, erano nelle stesse condizioni». Il professor Cesare Lazzari, dirigente dell’Itc Carrara, torna sulla questione bullismo nel suo istituto e fa chiarezza sulle voci relative a un contenzioso intercorso con il professor di italiano “bullizzato” dagli studenti ripresi negli ormai famigerati video. Nulla di clamoroso, secondo il preside, cose normali all’interno di un istituto quando si formano le classi. Resta il fatto che la classe indisciplinata – per usare un eufemismo – era già stata oggetto di diverse segnalazioni e già al momento della formazione delle prime non c’era unanimità di vedute. Pochi giorni prima del fatidico 10 aprile (il giorno in cui avvenne il fatto) Lazzari venne chiamato in classe dal professor per richiamare all’ordine gli studenti fuori controllo. «Ci sono stato tre giorni prima e molte altre volte in precedenza – afferma il preside – Ma questo non cambia le cose».
Sull’eventuale valutazione del professore, per cui si era preso 30 giorni di tempo (ormai scaduti), il dirigente rimane circospetto: «Era un termine indicativo, non perentorio – dice il preside – Comunque penso di avere le idee abbastanza chiare su quello che è successo e presto ne discuterò con l’ufficio scolastico. Provvedimenti disciplinari nei confronti dell’insegnante? Io non ne ho mai parlato, l’avvocato del docente può stare tranquillo, tant’è che l’insegnante continua tuttora a venire a scuola. Io ho parlato di valutazione riferendomi a un discorso generale e di sistema, non al singolo individuo. Di questo daremo notizia pubblicamente attraverso il nostro sito, ma non prima di settembre. Per ciò che riguarda i rapporti che intercorrono tra la scuola e singoli operatori, scusate, ma sono di rilevanza pubblica: ci sono leggi al riguardo».
Insomma, dopo le prudenti dichiarazioni dell’avvocato Francesco Frezza, volte a sottolineare come il docente fosse vittima e non colpevole dell’accaduto, anche il dirigente resta abbottonato. Del resto tra la scuola e il prof si gioca una partita a carte (più o meno) coperte. L’obiettivo di entrambe le parti è uscire dai riflettori senza l’etichetta del responsabile. Meglio evitare il gioco dello scarica barile. Del resto a entrambi potrebbero essere addossate responsabilità: alla scuola per non aver agito tempestivamente su una classe la cui condotta era già nota, al prof per non aver segnalato subito l’episodio al dirigente. Ma qui, e per fortuna, nessuno vuole puntare il dito contro l’altro. Il preside Lazzari conferma di aver avuto contatti con l’ispettore ministeriale: «C’è stato un incontro nei giorni passati – spiega – e continuiamo a rimanere in contatto via telefono e mail. Hanno acquisito dei documenti registri. Tempi? Non ce ne sono». Sull’eventuale pensionamento del docente già alla fine dell’anno il dirigente se la cava così: «Non credo che vi sarebbero i tempi. Certe cose vanno chieste con mesi di anticipo. Ma ormai ci sono un sacco di “finestre”, per cui non mi sbilancerei». (g.p.)
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