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Lucca

Il vescovo “riabilita” i giovani «Sono gli adulti a doverli educare»

Il vescovo “riabilita” i giovani «Sono gli adulti a doverli educare»

L’appello alla responsabilità di monsignor Castellani alla presentazione degli incontri della diocesi sulla “Generazione Z”. La provveditora Buonriposi: «I bulli sono ragazzi con gravi deficit emotivi»

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LUCCA. «I giovani di oggi sono affettivi, sensibili, quindi più capaci di compassione. Sono riflessivi, hanno più informazioni, e questo li apre, ma bisogna educarli, accompagnarli. Sono responsabili: sentono di dover prendere sul serio la vita». Altro che bulli. È il vescovo Italo Castellani che parla. E i tre “buoni motivi” che monsignor Castellani individua per inquadrare coloro che vivono una fase della vita che si può definire una «terra di mezzo» - gli adolescenti - sono in realtà la premessa per lanciare un appello alla responsabilità agli adulti: quelli sì che hanno il compito, sottolinea, di prendere i giovani per mano, di educarli, «guardando a loro con fiducia e speranza, e non con disprezzo».

Una visione e un invito in piena controtendenza, rispetto a tutto quello che è stato detto dopo che a Lucca, due settimane fa, è esploso il caso di bullismo all’Itc Carrara, il caso del video in cui alcuni giovani deridono un insegnante. Giovani che sono stati poi sanzionati pesantemente: tre perderanno l’anno, altrettanti dovranno fare i conti con sospensioni dalle lezioni e un lavoro importante di recupero nel profitto per cercare di non bocciare. Ed è il modo anche per il vescovo di introdurre, insieme a monsignor Piero Ciardella, direttore del centro diocesano per il dialogo e la cultura, il ciclo di incontri che la diocesi di Lucca da più anni a questa parte dedica ai giovani. Per il 2018 andranno sotto il titolo di “Generazione Z”, titolo anche della ricerca condotta dall’Istituto Toniolo in 43 istituti d’Italia, tre dei quali lucchesi: il liceo Vallisneri, l’Itc Carrara e il polo Fermi Giorgi.

Gli incontri iniziano venerdì 11 maggio con la psicologa Sara Alfieri su “Guardare agli adolescenti con fiducia e speranza”. Gli altri due appuntamenti: venerdì 18 con Paola Bignardi (Istituto Toniolo) su “Educare gli adolescenti” e venerdì 25 col docente di sociologia Diego Mesa su “Scuola e sviluppo umano degli adolescenti” (tutti gli incontri sono a ingresso libero, inizio ore 21 nel salone dell’Arcivescovato).

«Da tempo - spiega la provveditora Donatella Buonriposi alla presentazione degli incontri - lanciamo un allarme che riguarda la modifica dei quadri generazionali, il fatto che l’infanzia tende a scomparire perché i bambini tra 6 e 10 anni oggi vivono come gli adulti, usano i loro stessi mezzi tecnologici. E di conseguenza l’adolescenza si allunga». Buonriposi sottolinea il ruolo sempre più sostanziale che in questo quadro modificato a scuola stanno svolgendo e svolgeranno gli insegnanti di religione, «che non fanno catechesi ma lavorano molto sull’affettività, sull’emotività. Il fatto di essere meno pressati dal percorso disciplinare consente loro di osservare meglio le dinamiche del gruppo classe. Il bulli? Sono ragazzi con gravi deficit emotivi. Dare la colpa alla scuola è approssimativo: è la società che incede in modo caotico».

Presenti anche le insegnanti di religione dei tre istituti lucchesi coinvolti nella ricerca dell’Istituto Toniolo: Antonella Benelli (Vallisneri), Ada Matraia (Fermi Giorgi), Elena Mazza (Carrara): il loro lavoro nella somministrazione dei questionari agli alunni (5 classi dalla prima alla quinta in ciascun istituto) è stato coordinato dalla professoressa Katia Abbracciavento, collaboratrice della Buonriposi al provveditorato. Nei questionari domande sulle aspettative dei giovani, sui rapporti con i coetanei, sui problemi personali, relazionali, sul bullismo. «I ragazzi sono stati contenti di essere coinvolti nella ricerca», spiega la professoressa Benelli.

Negli studenti lucchesi, è la sua analisi «emergono tanti aspetti positivi, come il superamento delle differenze, l’affettività spiccata. Il limite, che cerchiamo di arginare, è spesso l’assenza di approfondimento, che poi è anche conseguenza dell’informazione immediata che offre la rete». E il bullismo, secondo la professoressa Mazza, «è una manifestazione dei problemi dei giovani».

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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