Gioco
«Il rock? È rumore E Puccini è il Genio»
Il Maestro, star planetaria del violino, si è esibito in San Francesco
LUCCA. Ama la Toscana, da sempre sua fonte di ispirazione. E considera Giacomo Puccini uno dei più grandi geni del mondo musicale di tutti i tempi. Per Uto Ughi – star planetaria del violino - suonare a Lucca fa la differenza. Per questo è partito da qui – sabato 5 maggio nella chiesa di San Francesco nell'ambito di Lucca Classica Music Festival - il minitour concertistico che in autunno lo porterà in altre tre città: Padova, Napoli e Palermo. Il progetto si chiama “Energia in musica per l'Italia” ed è promosso da Terna, l'azienda proprietaria della quasi totalità della rete di trasmissione elettrica nel nostro Paese, che ha trovato nel maestro Ughi un alleato ideale: due eccellenze unite nello scopo di diffondere la musica classica attraverso l'Italia, coinvolgendo le scuole e le popolazioni locali.
Infatti i concerti – da quello d'esordio dove Ughi ha suonato in formazione cameristica, accompagnato dal pianista Andrea Bacchetti - sono a ingresso gratuito e prevedono, al termine della parte musicale, un incontro con il pubblico. Del progetto e di molto altro abbiamo parlato in questa intervista concessa da Ughi prima dell'esibizione.
Maestro, con “Energia in musica” si può parlare di nuovo mecenatismo?
«Direi di sì. E finalmente. Ben venga che ci siano interesse e sensibilità per la cultura e che chi ha disponibilità economiche spenda denaro, soprattutto in un Paese importante come l'Italia che ha il 70% delle opere d'arte e la più grande tradizione musicale del mondo con la Germania. È vergognoso che le scuole italiane siano a zero quanto a istruzione musicale. E allora quello che non fanno le istituzioni lo possono fare grandi aziende, banche, industrie: sono i mecenati di oggi, come un tempo lo erano nobili, imperatori e papi».
Perché in Italia siamo messi così male?
«Perché a chi ha le redini del potere il linguaggio della musica interessa poco; è un linguaggio spirituale, che va oltre ideologie e barriere. Pensiamo all'attenzione e alla sensibilità che hanno nazioni come il Giappone, la Cina, il Venezuela. Non mi riferisco al pubblico – quello italiano è tra i più sensibili al mondo –, ma alle istituzioni. Le nostre badano a immediati interessi materiali, consumismo, denaro».
A proposito di platee, le più emozionanti incontrate nella sua carriera?
«Difficile fare una classifica. Ci sono luoghi poco importanti che diventano magici se si riesce a comunicare col pubblico e viceversa posti magnificati che si rivelano freddi e vuoti se gli spettatori restano inerti e indifferenti. Proprio come con i violini».
Cioè?
«Gli strumenti sono un mezzo per arrivare all'espressione, che la dà solo l'interprete. In Romania e Ungheria ho sentito zingari con violini da poche centinaia di euro e un suono meraviglioso, mentre da strumenti bellissimi ho ascoltato note orribili».
Nel suo caso non succede. Ci parla dei suoi mitici violini cremonesi?
«Ho un Guarneri del Gesù del 1744, forse uno dei più bei “Guarneri” esistenti, suono caldo dal timbro scuro, e uno Stradivari del 1701 denominato Kreutzer perché appartenuto all'omonimo violinista cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata».
Parlando di geni musicali si arriva a Puccini. A suo giudizio cosa lo ha reso tanto grande?
«Oltre al dono innato della melodia, Puccini aveva una ricchezza di strumentazione che forse non ha mai avuto nessuno. È stato un precursore dell'impressionismo in musica, un uomo di idee molto avanzate che ha saputo andare verso il futuro della musica. La sua grandezza è stata nell'essere a cavallo tra il presente e il futuro. E ha successo perché tocca la sensibilità anche moderna».
Le piace la musica di oggi, pop e rock?
«No. Detesto il rock, non ho timore a dirlo: per me non è musica, è solo rumore. Forse qualcuno si salva, ma non ho abbastanza conoscenze in questo campo – non mi interessa – per dire chi».
Invece non detesta la Toscana, anzi. Ci racconta il suo legame con la nostra regione?
«Ho sempre avuto una passione per la vostra regione, dove ho avuto la fortuna di studiare all'Accademia Chigiana di Siena. Grazie al conte Chigi, ultimo dei grandi mecenati italiani, si potevano avere borse di studio gratuite e partecipare, o assistere, ai corsi tenuti da maestri come Andres Segovia, Arthur Rubinstein, Pau Casals: un'opportunità meravigliosa e unica al mondo. Per me la Toscana è sempre stata fonte di ispirazione, è il paese dell'arte».
Com'è arrivato all'Isola del Giglio, di cui è cittadino onorario?
«Mi ci hanno portato l'amore per la Toscana, appunto, e per il mare. Così sono approdato al Giglio, un piccolo gioiello, dove alcuni anni fa ho acquistato una casa a Castello. Poi mi hanno dato anche la cittadinanza, che con grande piacere mi ha reso un isolano a tutti gli effetti».
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