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Arrestato a Milano l’incubo delle donne

Arrestato a Milano l’incubo delle donne

Condannato a otto anni per violenza e stalking su una lucchese, era evaso. Le vittime erano andate in tv a chiedere aiuto

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LUCCA. Sul suo profilo Facebook ha una foto delle Mura di Lucca. È l’ultimo post visibile e risale al giugno del 2016. Oggi il titolare di quella pagina, Giuseppe Camardelli, 42enne di Messina è in carcere: è stato arrestato a San Maurizio al Lambro (Milano) dai carabinieri perché si era reso uccel di bosco dopo aver ricevuto una condanna pesantissima - otto anni di reclusione - per stalking, lesioni e violenza sessuale ai danni di una 46enne impiegata lucchese. Che era andata anche in televisione, alle “Iene”, per raccontare la propria paura di ritrovarselo davanti.

Una storia terribile, di soprusi e sopraffazioni. Che ha avuto come vittime due donne. Prima della lucchese, infatti, c’era stata una 35enne napoletana nei confronti della quale l’uomo aveva compiuto aggressioni fisiche e verbali, culminate nell’incendio dell’auto e in una sorta di agguato sotto casa, con tanto di coltello in mano. Dopo la denuncia della donna, erano scattati gli arresti domiciliari.

Ma Camardelli non si era scoraggiato. Anzi, aveva dato il via a una relazione via chat con la donna lucchese. Raccontandole di trovarsi costretto in casa a causa «di una bugiarda».

Le cose, tra i due, si mettono male fin dall’inizio. Temendo un tradimento, l’uomo si era fatto consegnare la password dell’account Facebook per inviare messaggi vocali ad amici dell’impiegata dal contenuto minatorio. Non solo. Quando sono insieme in Sicilia le controlla il telefono e al suo rifiuto la riempie di botte. Una gelosia irrefrenabile quella dell’uomo che, durante tutto il periodo della relazione, costringe la compagna ad aggiornarlo costantemente dei suoi spostamenti tramite lunghe ed interminabili telefonate effettuate in vivavoce.

Ma a Camardelli non bastano quelle verifiche continue. Riesce a soggiogare in modo totale la sua compagna tanto da imporle un macabro rituale. Le impone addirittura di recarsi in chiesa munita dell’effigie di un santo e con in mano un ago. E con il “santino” e l’aghetto inginocchiarsi all’altare, bucarsi un dito e far colare il sangue sull’immagine sacra. Un rituale a cui avrebbe assistito in diretta in videochiamata. Minaccia anche la compagna di usare l’acido per togliere i suoi tatuaggi ritenuti indegni se lei non avesse provveduto a cancellarli da sola. E le impone pure di togliere il piercing. Con minacce di morte, per lei e per la sue tre figlie.

Il 20 aprile 2016 l’impiegata è a Messina per qualche giorno. Vuol troncare il rapporto e, prima di ripartire per Lucca, lo comunica al compagno. Lui perde il controllo: la picchia, la costringe ad un rapporto sessuale e dopo averla privata del cellulare la minaccia mostrandole un’arma detenuta in casa.

L’impiegata riesce a mantenere il necessario sangue freddo per lasciare la casa di Messina e tornare a Lucca. E al pronto soccorso del San Luca le vengono riscontrate le lesioni (20 giorni di prognosi) che lei sostiene essere state causate dall’amante. A maggio di quell’anno, esausta dalle continue minacce di morte che l’uomo le indirizza in centinaia di messaggi giornalieri, decide di denunciare il suo aguzzino alla polizia. Camardelli viene arrestato e portato prima in carcere poi ai domiciliari.

Nel dicembre del 2017 arriva la condanna del Tribunale di Napoli (intanto la vicenda con la prima fidanzata si era chiusa con 2 anni e 2 mesi di reclusione): il giudice decide per una pena di otto anni di carcere. Ma, intanto, Camardelli è scappato, due settimane prima della sentenza. Viene emesso un’ordinanza di custodia cautelare, ma per lunghi mesi l’uomo non si trova.

La scorsa settimana le due vittime decidono di rivolgersi alla televisione. E, davanti alle telecamere delle “Iene”, ripercorrono il loro calvario e raccontano la loro paura di ritrovarselo davanti, con l’intenzione di ucciderle. «Perché lo conosciamo, è una persona che può farlo».

A mettere fine alla storia sono alcuni abitanti di San Maurizio al Lambro, che riconoscono la foto dell’uomo e lo segnalano ai militari. I carabinieri si appostano e quando sono sicuri di averlo individuato entrano in casa, dove viveva con la nuova compagna, e lo arrestano. Mettendo così fine alla sua latitanza e alle paure delle sue vittime.

Luca Cinotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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