Il Tirreno

Lucca

Visite ed esami saltati Partono 11.000 multe

di Gianni Parrini
Visite ed esami saltati Partono 11.000 multe

Tanti sono i cittadini che nel 2017 hanno “dato buca” al medico

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LUCCA. L’Asl batte casse con i cittadini che dopo aver prenotato una visita o un esame non si sono presentati all’appuntamento e non hanno avuto l’accortezza di disdire con 48 ore di anticipo. Questione di educazione e di senso civico. E chi non ne possiede a sufficienza ora dovrà pagare: l’azienda sanitaria sta inviando gli avvisi bonari con cui segnala al cittadino la prestazione non disdetta, la data in cui doveva essere erogata e l’importo per sanare la sua posizione. Il fenomeno dei cosiddetti malum (mancate disdette) non è poi così minoritario: per l’ambito territoriale di Lucca l’Asl nord ovest ha inviato alla fine del 2017 11.362 lettere a cittadini che non si sono presentati alle prestazioni prenotate (senza aver disdetto nei tempi previsti). Una cattiva abitudine in crescita: nel 2016 furono 7.000 i pazienti assenteisti.

Quanto si paga. Sulla base di una norma contro le liste d’attesa che la Regione ha varato nel 2011, l’azienda sanitaria deve battere cassa con l’utente. L’assistito che non si presenta e che non ha disdetto è chiamato a pagare il ticket ordinario della prestazione prenotata, ma senza ulteriori aggravi (non vengono considerati né il contributo di digitalizzazione né la fascia di reddito). Se danno "buca", anche i soggetti esenti sono tenuti a pagare. Nella gran parte dei casi si tratta di utenti che hanno effettuato la prenotazione attraverso il Cup telefonico. Chi si presenta allo sportello, invece, paga il ticket al momento della prenotazione per cui (salvo una dimenticanza) ci tiene a presentarsi. La somma da versare varia in base al tipo di esame o di visita prenotata e alla fascia di reddito del soggetto. Prendiamo uno dei casi più comuni, l’ecografia. Il ticket base è di 38 euro, cui però si aggiungono 10 euro per chi guadagna da 36.151,99 euro l’anno fino a 70mila euro; 20 euro per chi ha reddito compreso fra 70.0001 e 100mila euro; 30 euro per chi ha un reddito superiore a 100mila euro. Per risonanza magnetica e Tac gli importi, per le due fasce più "ricche" crescono ulteriormente a 24 e 34 euro. Un dato preciso non c’è ma con un conto approssimativo per quanto ragionevole si può stimare che i malum costino all’azienda almeno mezzo milione di euro l’anno.

Questione di soldi e di attese. Da un lato si crea un danno ai conti pubblici perché il personale sanitario viene pagato anche in assenza del paziente; dall’altro si “ruba” il posto a un altro utente e questo va a incidere sulle liste d’attesa, che rappresentano una piaga della sanità di cui i cittadini sono sempre pronti a lamentarsi. Ma se quegli 11mila utenti assenteisti avessero disdetto per tempo, molti pazienti avrebbero potuto fare i loro esami più velocemente.

«È importante – spiega una nota dell’azienda – rinnovare l’invito ai cittadini che non si possono presentare all’appuntamento a disdire in tempo utile, ovvero almeno 48 ore prima. Questo consente all’azienda di riprogrammare le attività, scorrendo le liste di attesa a favore di altri cittadini e migliorando quindi la risposta complessiva». Non è detto che tutte le lettere sfocino nell’effettivo pagamento: il cittadino può dimostrare di essere in regola e quindi di non dover regolarizzare la propria posizione. Può, ad esempio, fornire una giustificazione: un certificato medico che dimostri come nel giorno dell’esame fosse impossibilitato a presentarsi. In genere paga un cittadino su due.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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