Sicurezza
Caccia ai furbetti delle case rifatte
Il Comune prosegue i controlli: solo a Lucca gli immobili classificati come popolari e ultrapopolari sono oltre 11mila
LUCCA. Proseguono i controlli dell’amministrazione sulle case ristrutturate ma ancora accatastate come popolari e ultrapopolari: una classificazione che consente ai proprietari di risparmiare un sacco di soldi tra Imu, Tasi, Irpef e imposta di registro.
I dati. Solo nel Comune di Lucca le abitazioni che rientrano nelle categorie popolari (A4) e ultrapopolari (A5) sono 11.480, mentre allargando lo sguardo a tutta la zona della Piana e della Valle si arriva a quota 41.159, ovvero un terzo dell’intero patrimonio abitativo dell’area. Troppe secondo gli addetti ai lavori: basti pensare che per rientrare tra gli ultrapopolari un alloggio deve essere privo dei servizi igienico sanitari, ormai presenti ovunque. In verità un tempo molte di queste case erano autentiche stamberghe: senza riscaldamento, con il bagno sul pianerottolo e i fili della corrente fissati sulle pareti scrostate con semplici grappette. Vecchie casupole con camere anguste e spazi disfunzionali, spesso dislocati nel bel mezzo del centro storico dove è normale che si trovino gli insediamenti più vetusti. Nel corso del ’900 questi immobili furono classificati al catasto per quello che erano: case popolari e ultrapopolari, con una rendita catastale piuttosto bassa. Quest’ultima, giova ricordarlo, è il valore fiscale utilizzato per la determinazione del reddito imponibile del proprietario in sede di dichiarazione dei redditi, oltre che per il pagamento di Tasi, Imu e altre imposte.
La trasformazione. Ma come nella favola di Cenerentola, col tempo alcuni di questi tuguri invivibili si sono trasformati in case di lusso con finiture di pregio, vasche idromassaggio e altane con vista panoramica sui palazzi del centro storico. Per trasformarli non è servita alcuna fatina, è bastato un buon geometra, un’agenzia immobiliare con il fiuto degli affari e i “bonus casa”, che offrono detrazioni fino al 65% per ristrutturazioni e adeguamenti energetici. Un mix che accompagnato dal diktat “volumi zero” di molte amministrazioni comunali ha dato avvio al boom delle ristrutturazioni sul patrimonio edilizio esistente. Niente di male, se non fosse per il fatto che l’unica cosa che in questi anni non si è ammodernata è proprio il catasto: da decenni si parla di una riforma caratterizzata da un nuovo sistema di calcolo delle rendite basato sui metri quadrati dell'immobile (e non più sui vani) e sulla zona in cui è inserito. Una rivoluzione che promette stangate proprio per i proprietari di case nei pregiati centri storici, ma classificate come popolari o ultrapopolari, o per i proprietari dei rustici trasformati in ville. L’ultimo a provarci è stato il governo Gentiloni, ma come spesso accade in questo Paese, non ha raggiunto l’obiettivo.
Le verifiche. E così le vecchie casupole oggi trasformate in appartamenti a cinque stelle – a volte abitate direttamente dai proprietari, altre messe a rendita tramite l’affitto ai turisti – anche a Lucca continuano a figurare nelle categorie A4 e A5, con rendite catastali inferiori e del tutto inadeguate al loro nuovo aspetto. Un problema di cui l’amministrazione comunale è ben consapevole: «Già nella passata legislatura abbiamo avviato una serie di controlli in merito alle ristrutturazioni e al corretto accatastamento degli immobili – spiega il vicesindaco Giovanni Lemucchi – È un’attività che ha portato all’emersione di molte irregolarità e che pertanto continuiamo a svolgere con costanza». In attesa dei nuovi dati sulle verifiche, ci sono quelli resi noti dal Comune a fine 2015: circa 720 situazioni “anomale” segnalate all’Agenzia delle entrate su 2.000 casi controllati. Case con un classamento catastale non aggiornato, oppure del tutto sconosciute al catasto - e quindi al Fisco. L’indagine, realizzata con la collaborazione di alcuni ragazzi del progetto GiovaniSì, ha portato qualche soldo nelle casse comunali: i proprietari degli immobili “anomali” hanno dovuto pagare le imposte sulla casa pregresse, fino a cinque anni indietro.
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