Sicurezza
Bollette ed esami inviati ma mai arrivati a casa
Protesta una donna costretta a pagare la mora su una fattura non ricevuta e ad attendere inutilmente i risultati di una visita medica mandati per posta
GALLICANO . Passi (si fa per dire) per la bolletta mai recapitata e reclamata legittimamente dal creditore, passi per le comunicazioni bancarie che ormai si possono trasmettere anche online, ma stare un mese pieno senza scoprire l’esito di un importante esame diagnostico, e passare quel tempo a pensare al peggio, prima di scoprire che quella lettera spedita dall’Asl non è mai arrivata, suona davvero di beffa. E così, la signora Paola Landi, docente all’Isi di Barga racconta i disagi vissuti dall’inizio dell’anno, e che le hanno comportato spese e, soprattutto, preoccupazioni inutili: «Dapprima, a fine gennaio, mi è arrivato un sollecito tramite raccomandata – comincia il racconto della donna – in cui si spiegava che dovevo pagare una fattura di Gesam Gas per la fornitura del periodo di fatturazione precedente. Ma io non avevo mai ricevuto alcuna bolletta, per tutto il mese di gennaio». Abituata, purtroppo, a questi disservizi, la signora Landi senza battere ciglio ritira la raccomandata e il giorno dopo si reca in banca per pagare la fornitura per un importo di 610 euro e spiccioli: «Ho chiesto lumi alla Gesam, e dapprima un’operatrice mi ha detto che mi avrebbero mandato una copia della bolletta affinché potessi prendere visione, poi un altro addetto mi ha dato la risposta diversa. Sta di fatto che ho pagato, ma questa lettera non mi è mai arrivata, chissà dove è andata a finire».
Ancora più clamoroso, e per certi versi drammatico, è stato il secondo avvenimento, visto che c’era di mezzo la salute: “A fine febbraio mi sono recata a Lucca per sottopormi a un esame medico – continua la donna in un misto di rabbia e sollievo – per un esame preventivo. I medici, gentilissimi, dopo avermi fatto firmare dei moduli, mi comunicano che l’esito del test mi sarebbe stato inviato, secondo le normative sulla privacy, in busta chiusa a mezzo lettera. Ebbene, è passato marzo, e poi anche metà aprile, e non è mai arrivato nulla al mio recapito in via Cavour».
Settimane lunghissime, iter burocratici spesso insormontabili, fino a quando la signora Landi è riuscita a sapere dagli stessi medici che per fortuna il responso era stato negativo: «L’Asl mi ha assicurato di aver spedito la lettera ai primi di marzo, e se non avessi trovato umanità e gentilezza da parte del personale dell’ospedale di Lucca e dell’azienda sanitaria, avrei rischiato magari di avere un problema di salute grave senza sapere nulla. È una vergogna che accadano certe cose per i disservizi di Poste Italiane».
A intermittenza purtroppo, come testimoniano le tante lamentele raccolte per strada, la consegna della posta non si svolge con celerità ed esattezza, e alcune località spesso ricevono un servizio a singhiozzo. Ma la preoccupazione della signora Landi, è anche un’altra, oltre a quella per la sua salute: «Io non so che fine abbiano fatto fare alla mia bolletta e al responso della visita medica – chiude – ma posso pensare che quelle lettere non siano mai arrivate perché impantanate in qualche deposito o, peggio, siano state consegnate a omonimi o a indirizzi sbagliati, e siano giunte in mani sconosciute violando la mia privacy, perché si tratta di dati riservati».
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