Il Tirreno

Lucca

Tre donne dal gup per i falsi matrimoni

L'operazione era stata condotta dalla questura di Lucca
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L'operazione era stata condotta dalla questura di Lucca

Secondo l’accusa le nozze fasulle (a pagamento) favorivano l’immigrazione clandestina

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LUCCA. Per i falsi matrimoni gestiti da un’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina un reclutatore e due «spose per caso» finiranno a giudizio di fronte al gup Riccardo Nerucci mentre tutti gli altri indagati hanno chiesto di essere ammessi al patteggiamento. Il pm Antonio Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio per Meghi Reinart, 34 anni, originaria di Pietrasanta ma residente a Montemurlo (Prato). È accusata, insieme ad una complice, di aver reclutato uomini o donne disposte a sposare disperati profughi kosovari in cambio di denaro, che poteva costare loro dai 25 ai 30mila euro. Insieme a lei, il 18 maggio, compariranno anche due false spose: si tratta, per l'accusa, di Sidni Reinard, 22 anni, detta Tiscia: nata a Prato e residente a Montemurlo, e di Veronica Haldaras, 31 anni, romana. Secondo gli inquirenti, infatti, le due si sarebbero prestate a contrarre matrimoni fasulli in cambio di cifre che oscillavano dai 4 a 6mila euro. Soltanto per presentarsi in Comune e dire un sì, senza guardare nemmeno in faccia lo sposo. La posizione di altri 10 indagati era stata stralciata e tutti verranno giudicati separatamente con patteggiamento.

L'operazione condotta nel 2017 dalla polizia era stata ribattezzata Promessi Sposi. Ma non c’era nessun matrimonio contrastato. Anzi, era tutto predisposto e organizzato. Perfino l’assistenza legale era dispensata dalla gang, quando le prime unioni fasulle erano state scoperte e le donne, tutte sinti e residenti tra Lucca, Prato e Montemurlo, furono interrogate e perquisite.

I primi matrimoni farsa vennero celebrati proprio a Lucca, in Comune. Il 22 luglio del 2015 la prima coppia varca la soglia di Palazzo Orsetti. Stesso copione il 30 settembre dello stesso anno, sempre a Lucca. Ma la polizia aveva già iniziato ad indagare. E ferma la novella sposa il 25 febbraio 2016 al comune di Capannori. A quel matrimonio ci sono anche gli investigatori che osservano da lontano l'arrivo degli sposi che dopo la celebrazione si allontanano senza salutarsi. Lei, bloccata poi dagli agenti, risponde seccata che deve andare a pranzo al ristorante con il compagno, poi però si rende conto di essere stata scoperta e si corregge: ama davvero l’uomo che ha appena sposato. Ma gli agenti non ci credono.

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