Il Tirreno

Lucca

Rubinetti a secco per 8 ore Niente bagni o caffé in città

di Luigi Spinosi e Gianni Parrini
Rubinetti a secco per 8 ore Niente bagni o caffé in città

Interruzione assai più lunga del previsto con problemi per residenti, locali e turisti Martini (Confcommercio): «Scelto il momento meno opportuno per l’intervento»

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LUCCA. Bere un caffé? Scordatevelo. Ok, pazienza. Ma anche azioni più banali e più improrogabili, come l’andare in bagno, ieri erano impossibili per mezza città, quella sul lato est del centro storico. Il motivo? Non c’era l’acqua. Un disagio (grosso) annunciato, ma che poi si è rivelato ancor più grave del previsto. Sì, perché che sarebbe mancata l’acqua era stato comunicato. E, puntuali, ieri mattina alle 9 (orario annunciato) i rubinetti sono rimasti a secco. Ma la stessa puntualità non si è avuta per il ritorno, annunciato alle 13,30, dell’acqua. Si sono dovute attendere le 17, tre ore e mezzo di ritardo. Un grosso problema per circa mille utenze, che si traduce in circa 4mila residenti (e non solo). E se per chi vive a Lucca è stata una giornata difficile, figuriamoci l’impatto sui gestori dei locali. Con un po’ di fortuna si poteva trovare un caffé, là dove i baristi ricorrevano all’acqua minerale per la macchinetta. Almeno fino a quando non sono finite le tazzine, visto che lavarle era impossibile. Alcuni ristoratori, sapendo del problema, hanno preferito spostare a ieri il giorno di chiusura, e i disagi si sono riversati a cascata sui visitatori di Lucca, sia che volessero un cappuccino, sia che cercassero un bagno. Allo stesso modo altre attività (per esempio le lavanderie) non hanno potuto lavorare fino a metà pomeriggio. Insomma, disagi per tutti, un danno economico per molti, e anche un brutto biglietto da visita per la città.

«Quando venerdì pomeriggio ho saputo dell’interruzione – spiega Giovanni Martini, presidente della Commissione Centro Storico di Confcommercio – mi sono subito attivato con Geal per far rinviare il lavoro a un momento migliore. Trovo sbagliato intervenire proprio all’inizio di un lungo ponte, quando finalmente la città si sta riempiendo di turisti dopo un inverno triste che non finiva più. Purtroppo però mi è stato risposto che per motivi di programmazione non era possibile. Poi ora scopro che l’interruzione è stata anche più lunga del previsto. Sono vicino ai colleghi che hanno subito questa cosa e proprio in questo periodo. Voglio lanciare un appello a questa società e a tutti coloro che erogano servizi: quando devono fare interventi del genere si confrontino prima con noi associazioni di categoria, in modo da organizzarsi insieme per creare il minor disagio possibile. Chiediamo collaborazione».

Interpellati sulla vicenda i vertici di Geal non si nascondono e vanno subito dritti al punto: «Ci scusiamo per i disagi subiti dagli utenti – spiega Giulio Sensi, presidente di Geal – è stato un intervento doveroso nell’ambito dei lavori di riqualificazione di piazza Bernardini fatti dal Comune. Abbiamo approfittato per evitare di rompere la strada un’altra volta e spendere inutilmente soldi. Dovendolo fare in questo periodo abbiamo valutato che il lunedì fosse il giorno più adatto per limitare i disagi». Evidentemente, però, si è trascurato il fatto che fosse una settimana poco indicata. «Avevamo dato comunicazione dei lavori venerdì scorso. Si è trattato di sostituire un vecchio pezzo di acquedotto in acciaio, circa 100 metri messi in posa nei giorni precedenti, con un nuovo tratto in ghisa sfeirodale. L’interruzione del servizio idrico era prevista nella fascia oraria che va dalle 9 alle 13,30, ma purtroppo una volta riaperta l’acqua, i nuovi giunti multidiametro non hanno tenuto e si è rotta la guarnizione. A quel punto è stato necessario interrompere nuovamente la fornitura e sistemare l’attacco. Questo ha fatto sì che l’acqua tornasse a scorrere nei rubinetti attorno alle 16,30, con circa tre ore di ritardo rispetto al previsto». In merito alla possibilità di effettuare i lavori di notte per creare minor disagio alle utenze, soprattutto quelle non-domestiche, Sensi si mostra possibilista anche se mette in evidenza le difficoltà di una simile operazione: «In futuro valuteremo anche questa possibilità, che in taluni casi – soprattutto per non creare disagi alla viabilità – abbiamo già adottato. Il problema è che in centro storico è difficile ottenere deroghe al rumore che si produce in questo genere di interventi e che per forza di cose disturba la quiete pubblica di chi a quell’ora sta riposando». Non è, dunque, un problema di soldi e di spesa eccessiva per il lavoro notturno (come qualche commerciante ventilava) anche perché questo genere di interventi, come del resto tutta l’attività di Geal, sono finanziati attraverso le bollette dell’acqua. E quindi dagli utenti. Sensi sottolinea nuovamente come l’azienda sia dispiaciuta per l’accaduto ma ribadisce che la sostituzione di tubature vetuste è necessaria per evitare disagi anche maggiori. Sono quasi quattro i milioni di metri cubi che ogni anno vanno perduti per le falle nella rete idrica. Rappresentano il 35% di tutta l’acqua che passa nelle condutture sotterranee di Lucca. Che nel caso del centro storico sono particolarmente vecchie proprio perché sostituirle è assai complicato.

«All’interno delle Mura -– spiegava in un’intervista del 2002 l’allora direttore di Geal Roberto Davini – abbiamo delle limitazioni dovute al valore storico e artistico della pavimentazione. Ma poi ci sono altre difficoltà, legate al commercio. Per fare un esempio, uno dei tracciati principali corre sotto via Fillungo, via Roma e via Beccheria. Ora, chiunque, può immaginare il danno che causerebbe ai negozi e al turismo la chiusura necessaria per cambiare questi condotti». Ieri, purtroppo, non c’è stato bisogno di molta immaginazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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