Sicurezza
Papergroup conferma i 38 licenziamenti
Nel confronto in Regione l’azienda ribadisce la decisione di chiudere Carraia Intanto ieri i lavoratori hanno scioperato per dire no questa ipotesi
CAPANNORI. Confermati i 38 licenziamenti alla Papergroup di Capannori dopo il confronto ieri a Firenze tra azienda e sindacati. Durante l’incontro, convocato da Gianfranco Simoncini, consigliere per le questioni del lavoro del presidente Enrico Rossi (erano presenti anche il sindaco di Capannori e presidente della Provincia di Lucca Luca Menesini e i consiglieri regionali Stefano Baccelli e Marco Niccolai) l’azienda ha informato che entro il 2 maggio sarà presentato al tribunale di Lucca il piano concordatario e che i trentotto licenziamenti, previsti nella procedura aperta nei giorni scorsi, sono parte integrante di questo piano, finalizzato alla salvaguardia e alla continuità dell’azienda, in forte difficoltà finanziara ed economica da anni.
Da parte loro i sindacati hanno ribaditoil loro no sia all’ipotesi di chiusura dello stabilimento di Carraia, che all’abbandono della produzione delle linee dei piegati, iniziative che secondo i sindacati indebolirebbero l’offerta produttiva dell’azienda.
Simoncini ha ricordato che la procedura prevede adesso 75 giorni per trovare un accordo ed ha auspicato che si possa arrivare ad un’intesa che riduca al minimo i costi sociali, in particolare sull’occupazione. Il consigliere del presidente ha inoltre fatto presente la massima disponibilità della Regione su richiesta delle parti a riconvocare un tavolo istituzionale, anche parallelamente al confronto previsto per legge sia in sede sindacale che in sede amministrativa.
Intanto ieri i dipendenti dell’azienda nata a Collodi ma poi trasferitasi a Capannori hanno incrociato le braccia per tutta la giornata in segno di protesta contro i 38 licenziamenti dichiarati dall’azienda con l’apertura della procedura di mobilità. Molti dei lavoratori e le Rsu hanno partecipato all’incontro a Firenze. «Abbiamo ribadito la nostra posizione – scrive Nicola Tesi della Slc Cgil – nei confronti di un’azienda che ha confermato l’ineluttabilità di una scelta con l’unico obiettivo di assicurare la continuità aziendale e garantire il soddisfacimento dei creditori, sostenendo che non si può agire diversamente e che lo stesso tribunale deve tutelare questo interesse, al di là del costo sociale. È in questo contesto che si colloca il taglio del “ramo secco” di Carraia e il “sacrificio” dei 38 per salvarne 109. Non è la malattia dalla quale è afflitta l’azienda ad essere in discussione, ma la cura che si pensa di somministrare, fatta di analisi sui numeri che in questi anni sono stati realizzati e non sulle potenzialità che tutti e tre i siti offrono, compreso Carraia, dove, tra l’altro non ci sono solamente linee di piegati, ma anche una linea che produce rotoli, proprio l’area di business che si vorrebbe mantenere, e che, da sola, mette insieme la metà della produzione di quel sito e quindi circa metà del fatturato. Inoltre, su quell’area si trovano il magazzino principale, pieno, e la sede legale con tutta l’amministrazione. Non è una necessità che potrebbe offrire opportunità alla gestione della riorganizzazione? Si rischia un’operazione, finalizzata a fare andare in porto il concordato, senza tenere in conto le bontà di scelte industriali che rischiano di essere penalizzanti. Abbiamo tutta un’altra esperienza positiva della sensibilità che il tribunale di Lucca ha avuto in tutte le vicende che hanno comportato una ricaduta in termini occupazionali con una profonda attenzione a tutti gli interessi in gioco». (n.n.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
