Sicurezza
Ostello chiuso, in undici senza lavoro
Bindocci (Uil) chiede soluzioni alternative per garantire l’occupazione e l’accoglienza senza dover aspettare il 2019
LUCCA. Una chiusura, due problemi. La chiusura è quella dell’ostello di San Frediano. I problemi? Quello più grave porta il nome e il cognome di undici persone, che da gennaio sono senza lavoro, ma che lo stipendio addirittura non lo vedono da novembre. C’è poi l’altra questione, quella dell’impatto sull’offerta della ricettività turistica che, in un colpo solo, perde una struttura da 140 posti, non offrendo molte alternative per il tipo di clientela cui si rivolge, anzi, si rivolgeva, l’ostello, e fatta di giovani, pellegrini, comitive.
Temi questi affrontati ieri mattina nella sede della Uil, dal sindacalista (e consigliere 5 Stelle) Massimiliano Bindocci. Accanto a lui tre degli undici dipendenti rimasti senza lavoro e senza stipendio: Mafalda Madrigali, Irene Falvo e Renate Prassberger. Una chiusura arrivata dopo una serie di diatribe (prima tra il Comune e l’Associazione Italiana per la Gioventù, poi tra i due soci della Margherita Srl che aveva vinto il bando per la gestione) e da una situazione economica pesante da parte della stessa Margherita Srl.
Ma, a parte cercare di recuperare quanto dovuto ai lavoratori (tra i 30 e i 40mila euro è stato detto in conferenza stampa) e mai riscosso, tra stipendi, Tfr, tredicesima e quattordicesima, il sindacalista concentra la sua attenzione su cosa dovrà accadere adesso (anche se non manca un ulteriore richiamo al passato: «Possibile che nessuno paghi tra chi fa queste assegnazioni»).
Il timore, concreto, è che passi questo 2018 con l’ostello chiuso (e con 11 persone senza lavoro). Da un confronto avuto con l’assessore Lemucchi, infatti, sarebbe emerso che l’unica strada percorribile è quella della nuova gara per l’affidamento. Un iter che richiederebbe mesi e che porterebbe il discorso al 2019. Quindi un’estate senza ostello per i turisti, e un anno senza lavoro per gli ex dipendenti. E senza sicurezze nemmeno per il futuro remoto, a meno di non trovare una formula per prevedere – nel bando – la condizione della riassunzione dell’ex personale dell’ostello. L’altra strada, quella preferita da tutti, ma anche quella più difficile da percorrere, è quella dell’affidamento temporaneo, in attesa di espletare il nuovo bando, ma garantendo nel frattempo apertura e lavoro. Il problema però è trovare il modo di percorrere questa strada, perché secondo quanto emerso da quell’incontro con l’assessore, senza gara per l’affidamento l’unico referente per un’eventuale apertura temporanea può essere l’attuale, ma di fatto inesistente, gestore. Un punto da studiare bene, perché se si trovasse il modo di aggirare questo paletto ci sarebbero parecchie alternative in campo, come l’ipotesi di una cooperativa composta dagli stessi dipendenti rimasti senza lavoro, oppure l’affidamento a eventuali gestori interessati (e ci sono, per esempio una Onlus, i cui rappresentanti erano giusto ieri alla Uil per parlare del caso con Bindocci). Una strada in salita certo, ma che occorre provare a percorrere, per rispettare i diritti e la dignità di 11 persone, quindi 11 famiglie, costrette ora non solo all’impresa di trovare un nuovo lavoro, ma anche a una battaglia a suon di decreti ingiuntivi per ad avere ciò che spetta loro.
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