Il Tirreno

Lucca

«Fatti che denotano emergenza sociale»

di Barbara Antoni
«Fatti che denotano emergenza sociale»

L’analisi della provveditora. «Bisogna intervenire subito» Tutti i dirigenti scolastici di Lucca convocati dal questore 

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LUCCA. La convocazione è per domani, lunedì 23 aprile. Tutti i dirigenti scolastici degli istituti lucchesi sono invitati a partecipare a un incontro in questura. Lo annuncia Donatella Buonriposi, dirigente dell’ufficio scolastico provinciale. «Il questore Vito Montaruli - spiega - mi ha chiesto se ci sono modalità di intervento nelle scuole. Le istituzioni vanno fatte sentire, nel modo giusto, con figure che si possono avvicinare ai ragazzi».

Dopo l’episodio di violenza contro un docente dell’Itc Carrara (i quattro video in cui viene offeso e umiliato da un gruppetto di suoi studenti) e dopo l’aggressione subita da una professoressa al Paladini, l’invito della questura è un segnale ulteriore della necessità di intervenire su episodi preoccupanti, che danno il sentore dell’emergenza, di cui la provveditora Buonriposi è consapevole.

Professoressa, perché in classe maturano fatti come quelli del Carrara, o del Paladini. Qual è la sua analisi?

«A mio avviso questi episodi scaturiscono da due ordini di problemi. Il primo sta in una emergenza sociale, educativa che dobbiamo cominciare a leggere. È in atto un processo sociale deleterio: la scomparsa del concetto di infanzia. I bambini piccoli li vestiamo da grandi, fruiscono degli stessi prodotti informatici dei grandi. Le bimbe sono tante lolite, anche gli stimoli sessuali sono precoci: precocemente i bambini sono portati a una forma di “adultizzazione”, vogliono essere protagonisti. E così i bambini sono subito proiettati nell’adolescenza, che diventa molto lunga. I ragazzi così sono “piccoli”, non distinguono il valore sociale etico, morale. E in più, secondo aspetto, c’è l’elemento dei social. I ragazzi del Carrara con i video hanno creato uno spettacolo, una rappresentazione. Se non rappresenti, se non sei nei social, non sei niente».

Sembra però che ci si accorga di questi problemi solo quando si verifica un fatto grave.

«La politica ha grosse responsabilità: ha alimentato emergenze, paure, timori. Per la politica questi problemi non sono prioritari. Invece lo sono: non ci chiediamo che tipo di società stiamo costruendo. Anche la crisi economica ha la sua responsabilità: si traduce in crisi di valori, in sentimenti di egocentrismo».

Per l’istituto Carrara, per la scuola lucchese in generale, questi ultimi sono stati giorni difficili, è stata chiamata a una prova molto complicata, delicata quanto impegnativa, determinante.

«La scuola ha dato il massimo che poteva dare. La legislazione scolastica ha dei limiti: quando si deve andare oltre, è necessario fare denuncia. Noi siamo arrivati al massimo che potevamo fare. Con le sanzioni che sono state decise, la scuola dovrà tenere conto del processo educativo: la punizione deve avere un valore educativo. Anche nei confronti dei ragazzi sanzionati con la bocciatura, allontanati dalla loro classe, la scuola continuerà a mantenere un rapporto, dialogherà con le loro famiglie. Sarà loro vicina».

A più riprese, il preside dell’Itc Carrara Cesare Lazzari ha sottolineato che verranno passate al vaglio anche le posizioni del docente vittima di atti di bullismo ma anche di altri colleghi che insegnano nella stessa classe. Eventuali responsabilità potrebbero in sostanza essere attribuite anche ai docenti. Cosa ne pensa?

«Non sempre gli insegnanti hanno chiaro e presente il ruolo che ricoprono come pubblici ufficiali. Il fatto è che non devono abdicare al loro ruolo educativo. Al contrario devono saper leggere le dinamiche della classe, attivare le figure che ci sono in istituto per mettere in atto le giuste azioni di prevenzione. L’insegnante non deve parlare dei problemi solo in sede di consiglio di classe: il suo dovere è entrare nella dinamica della classe. Il docente ha un ruolo enorme. E la scuola va aiutata: ormai fa di tutto. A breve mi incontrerò comunque con il preside Lazzari».

Cosa possono fare subito la scuola, i docenti per aiutare i ragazzi, per sostenerli?

«Bisogna entrare nelle fessure psicologiche di ogni studente e attivare modelli educativi nuovi. Forse andrebbero tolti anche cattedre e banchi, creando uno spazio diverso, nuovo, senza le barriere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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