La manifestazione
L’aggressore seriale scoperto e denunciato
Il «pendolare del pugno» aveva colpito due donne in 5 giorni
LUCCA. Sempre alle 11 del mattino, sempre ai danni di donne sole in auto e sempre senza motivo. Difficile non pensare all’azione di un folle, di una persona affetta da disturbi mentali, che colpisce con pugni o schiaffi e senza un perché. Eppure il trentasettenne nigeriano residente a Prato e in regola con il permesso di soggiorno - sottoposto a foglio di via obbligatorio per tre anni da Lucca dal questore Vito Montaruli e denunciato per lesioni dolose aggravate dai futili motivi - è stato visitato al San Luca da medici che non hanno rilevato disturbi della personalità o problemi di natura psichica. Un immigrato senza precedenti penali e con solo qualche multa perl mancato pagamento del biglietto dell’autobus. Nella perquisizione eseguita nel suo domicilio pratese gli agenti non hanno rinvenuto niente di anomalo: forme di radicalizzazioni o volantini e scritti inneggianti alla Jihad. Unico elemento che potrebbe aver scatenato la rabbia dell’immigrato è la mancanza di un lavoro di cui si è lamentato con il questore. Troppo poco per giustificare la violenza contro le donne. Oltretutto il nigeriano ha negato con forza l’addebito, nonostante la sua immagine fosse rimasta impressa nella telecamera di un sistema di videosorveglianza installato in un’abitazione privata vicino al luogo della prima aggressione. Non solo. L’extracomunitario indossava gli stessi abiti usati in entrambe le azioni violente e in occasione, mercoledì pomeriggio, della sua identificazione in viale San Concordio. Infine le due vittime hanno riconosciuto il loro aggressore e con loro anche un nordafricano testimone del primo atto di prepotenza l’11 aprile scorso.
TELEFONARE SUBITO
Durante l’incontro con i cronisti la raccomandazione del questore è un invito al buon senso: «Chiedo alle vittime di questo tipo o di altri tipi di violenza di comporre subito il 113. E poi, con calma, presentare denuncia in questura». O di postare foto su Facebook, come invece avviene in molti casi dove scattare foto pare essere la priorità. Nei due episodi di violenza i fatti sono avvenuti alle 11 e le denunce sono state presentate alle 16,30 e alle 13,30. Un tempo lunghissimo per avviare le indagini e poter sorprendere il responsabile.
LA FINE DELL’INCUBO
Con la denuncia dell’immigrato nigeriano, almeno di una reiterazione (peraltro sempre possibile), l’incubo per le donne è finito. «Lo dovevamo alla cittadinanza e sopratutto alle donne lucchesi» dice soddisfatto il questore. I ringraziamenti vanno alla Mobile (diretta dal commissario Silvia Cascino) e alla Volante (guidata Fabio Scalisi) che in sinergia con le strutture di accoglienza della provincia e l’Asl 2 sono riuscite subito ad escludere che l’autore delle aggressioni fosse un immigrato domiciliato in Lucchesia. A quel punto è iniziata la caccia al «pendolare del pugno» che aveva agito mercoledì 11 aprile ai danni di una cinquantenne intenta a parlare al telefono a bordo della sua auto in sosta in viale San Concordio. Approfittando del finestrino abbassato le aveva sferrato un pugno al volto. La vittima, a seguito dell’aggressione, aveva riportato la frattura dello zigomo destro (21 giorni di prognosi). Cinque giorni dopo - il 16 aprile - un episodio simile si era verificato in via delle Tagliate. Una giovane donna affacciata al finestrino della sua auto in sosta veniva avvicinata dal nigeriano che le aveva mollato uno schiaffo con lesioni guaribili in 5 giorni.
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