Italia
Enrico Vanzina: io, Lucca, la Versilia e quella fidanzatina
Il regista presenta oggi all’Agorà il suo libro “La sera di Roma” Al Tirreno racconta il legame con la figlia di Mastroianni
LUCCA. C'è “Sapore di mare”, uno dei suoi più grandi successi cinematografici. E poi Castiglioncello, la prima fidanzatina, la Tosca di Giacomo Puccini. Un legame che attraversa tutta la vita quello di Enrico Vanzina con Lucca e la Toscana.
Per lo scrittore e sceneggiatore romano - figlio di Steno, uno dei padri della commedia italiana, e autore con il fratello regista Carlo di oltre cento film – tornare da queste parti è sempre motivo di gioia. E lo sarà anche oggi per la presentazione a Lucca di “La sera a Roma”, edito da Mondadori e accolto con grandi favori dal pubblico e dalla critica che lo ha tra l'altro definito «libro straordinario che è insieme romanzo giallo, romanzo di costume, ritratto di una città (alla Dorian Gray), saggio sul cinema, diario esistenziale e professionale».
L'appuntamento è alle 18 nell'auditorium della biblioteca civica Agorà, in piazza dei Servi (a cura di LuccAutori e della stessa biblioteca), con Demetrio Brandi ed Elena Marchini a conversare con Vanzina, che Il Tirreno ha intervistato alla vigilia dell'incontro.
Perché è così legato a Lucca e alla Toscana?
«È un legame fortissimo che parte da lontano. A Lucca ho avuto la prima fidanzatina, da ragazzino. Era Barbara, la figlia maggiore di Marcello Mastroianni che lì aveva una casa, dove venivo spesso insieme con lei. Il periodo della formazione, poi, l'ho passato a Castiglioncello, dove sono stato dai dodici ai venti anni. E poi la Versilia di “Sapore di mare”, nel 1983, il nostro primo vero grande successo, che ha aperto la strada a tutto ciò che è venuto dopo: il film cui sono più legato, per i tanti ricordi legati proprio alla Versilia».
E Puccini?
«Nel 2016 e nel 2017 ho curato la regia di “Tosca” al Festival Pucciniano di Torre del Lago. Questo ritorno in Versilia, a oltre trent'anni da “Sapore di mare”, è stato esaltante: lo considero un regalo della vita. Mai avrei pensato di fare una regia sul lago di Puccini, davanti alla sua casa, di una sua opera e oltretutto di “Tosca”, la mia preferita in assoluto perché contiene tutto ciò che lega lo spettacolo, tra palcoscenico e pubblico. Trama incalzante, passa dall’ironia, al dramma, all’amore: un andamento che è un tripudio di quello che è un'opera teatrale».
Ritmo incalzante anche in “La sera a Roma”: ce ne parla?
«È un romanzo su Roma, sul cinema, sul giornalismo, sull'Italia, sullo stato di salute del nostro Paese. Un viaggio attraverso vari ambienti della società romana, che però sono esemplari dell'Italia di oggi, nel quale il protagonista vede questa città - questo Paese - in decadenza ma con un passato talmente forte da dare speranza. Il protagonista è uno sceneggiatore-giornalista, come lo sono io, che da anni prima sul Corriere e poi sul Messaggero ogni giorno curo una rubrica dedicata a Roma. Racconto la Roma vera, l'altra faccia della grande bellezza. La struttura narrativa è quella del giallo, genere che a me piace molto e grazie anche al quale il romanzo sta avendo un successo straordinario: tanti lettori mi maledicono, bonariamente s'intende, raccontandomi di aver fatto le ore piccole per arrivare alla fine, letteralmente catturati dalla trama».
Enrico e Carlo Vanzina: fratelli e cos'altro?
«La nostra è una strana amicizia fraterna che dura da una vita e ci ha fatto stare insieme per scelta, per simpatia, per affetto, per ammirazione. Abbiamo lo stesso modo di vedere la vita e interpretare il cinema. Una grande fortuna».
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