Proteste
Kme, per il rilancio c’è un piano in quattro punti
Le linee illustrate a sindacati e amministratori si basano sull’autosufficienza energetica
BARGA. I tecnici lo chiamano pirogassificatore, gli ambientalisti usano il termine più duro: inceneritore. Voi trovategli il nome che volete, ma il progetto per realizzarlo c’è. La Kme di Fornaci di Barga l’ha presentato all’amministrazione comunale e ai sindacati. È un documento che traccia le linee generali, l’azienda vi ha scritto sopra alcune cifre di massima, ma sono già sufficienti per capire che stavolta o la va o la spacca. O l’azienda si rilancia per davvero sul mercato del rame oppure è la stessa attività produttiva che sarà messa a rischio.
Intanto ecco il piano. Dalle dichiarazioni rilasciate dall’ad Claudio Pinassi: «Il piano di rilancio poggia su quattro pilastri collegati tra loro. Aumento dei volumi produttivi dello stabilimento, da 55mila a 80-85mila tonnellate l’anno. Auto-produzione di energia elettrica destinata totalmente all’autoconsumo. Creazione di un polo sull’economia circolare. Recupero e possibile potenziamento dell’occupazione». Ma la chiave di volta di tutto il progetto è la costruzione dell’impianto di produzione energetica per mandare avanti l’attività industriale. Altrimenti, dopo oltre cent’anni di storia, sarà sempre più difficile per Kme reggere ai colpi della concorrenza sul mercato del rame.
Vediamo il progetto ipotizzato del pirogassificatore più da vicino. Quello presentato a Comune e sindacati. Ha una potenza di 12mila watt. Per funzionare è alimentato da 100mila tonnellate l’anno di scarti di lavorazione delle cartiere lucchesi (il cosiddetto pulper). Il calore prodotto dall’ossidazione del pulper tiene in funzione i forni elettrici per la fusione del rame e delle sue leghe, cuore pulsante dell’attività industriale targata Kme. Ed è qui che si gioca la grande scommessa. L’azienda punta tutto sulla riconversione ai forni elettrici. «L’ottimizzazione dei costi energetici è una necessità inderogabile per assicurare il rilancio della competitività della fabbrica che non sia effimero, ma sia sostenibile nel tempo. Da qui la scelta di utilizzare forni fusori elettrici, molto più versatili e flessibili di quelli a gas», ha spiegato Pinassi.
Nella sostanza i forni a gas sono troppo costosi, quelli elettrici sono più modulabili e più ecologici, e l’energia elettrica gli arriverebbe direttamente dal pirogassificatore. Troppe, infatti, le scottature prese da Kme durante gli anni della crisi con le forniture di gas. Troppo alti i costi per far funzionare i forni. Mentre il forno elettrico permette di rispondere meglio agli alti e bassi del mercato: la sua potenza può essere modulata in base alle richieste del mercato.
Ma per quanto riguarda le emissioni di agenti inquinanti in atmosfera? Dall’azienda invitano a non preoccuparsi. La realizzazione dell’impianto sarà condizionata dalla riduzione delle emissioni della fabbrica rispetto a quelle autorizzate dalla legge, ma anche dai limiti più stringenti imposti dalle normative europee a partire dal 2022. Altro mito da sfatare per l’azienda: Kme vuole buttarsi nel mercato dell’incenerimento dei rifiuti. «Ma non è vero. La realizzazione del pirogassificatore ha l’unico obiettivo di garantire l’autonomia energetica dell’azienda. Niente di più», dice Pinassi. E nel progetto c’è pure la realizzazione di un polo dell’economia circolare. Per organizzare incontri e convegni sugli scarti da lavorazione e non solo.
Ma vanno tenute in conto due variabili nel percorso di realizzazione del pirogassificatore. La prima è legata al materiale per alimentare il pirogassificatore. Le cartiere del distretto lucchese fornirebbero parte dei loro scarti di lavorazione pari a 200mila tonnellate all’impianto, in alternativa al conferimento in discarica o al termovalorizzatore di Terni o all’estero. È in corso una trattativa. Seconda variabile. Non si conosce ancora la posizione del Comune di Barga e della Regione Toscana. Il Comune ha visto il progetto, ma non si pronuncia, forse perché fortemente pressato dai comitati, e la Regione attende i risvolti della vicenda per fare l’accordo di programma, atto propedeutico all’avvio della progettazione. È chiaro però che Kme non farà nulla senza l’intesa con le cartiere e le istituzioni.
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