Sicurezza
Papergroup: «Carraia non è un ramo secco»
CAPANNORI. «Il sindacato ha raggiunto un obiettivo importante, visto che tra le dichiarazioni dei professionisti che seguono la crisi Papergroup ce n’è anche una dove si afferma la necessità di...
CAPANNORI. «Il sindacato ha raggiunto un obiettivo importante, visto che tra le dichiarazioni dei professionisti che seguono la crisi Papergroup ce n’è anche una dove si afferma la necessità di “anteporre l’interesse dei dipendenti a quello dei creditori”. Sicuramente, si sono sbagliati»: parte con una battuta la replica della Slc Cgil agli stessi professionisti, i quali avevano rilevato la necessità di chiudere lo stabilimento di Carraia per non mettere a rischio oltre 100 posti di lavoro.
«Non si vuole leggere il merito della nostra posizione – ribatte il sindacato – che non punta a mettere in conflitto gli interessi delle diverse parti, ma a trovare soluzioni che assicurino una prospettiva, ben oltre i limiti della procedura, salvaguardando le potenzialità industriali dell’azienda, per garantirle vera continuità e, quindi, un futuro. Non vediamo come questo cozzi con i termini di legge. La crisi la conosciamo bene: siamo stati i primi ad averne parlato. Se ne potrebbe discutere a lungo, come del fatto che Tissue Tech è una “società veicolo” piuttosto singolare, presentata come una nuova compagnia i cui assetti proprietari non sono tracciabili (due società fiduciarie). Il ricorso al credito esterno non c’è, semplicemente perché non c’è nessuno disposto a garantirlo. Il male è noto, è sulla cura che si discute. Tra l’altro, a Carraia, c’è anche una linea rotoli che si vuole fermare: è strategico pure quello, nonostante si dica che la produzione dei rotoli la si vuole mantenere? Questa realtà produttiva, nel suo insieme, è importante e si inserisce in un distretto e in comparti dove non ci sono solamente grandi gruppi (che non delocalizzano; alcuni, anzi, portano qua lavoro nuovo), ma anche realtà speculari alla Papergroup che si sono mosse in maniera oculata, per mantenere un mercato versatile come quello dei prodotti trasformati della carta. Investendo in una materia prima di maggiore qualità, intervenendo sui programmi produttivi, aumentando così la produttività, e facendo una politica commerciale adeguata, si potrebbe scoprire che Carraia non è quel “ramo secco” che si vuol far credere».
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