Il Tirreno

Lucca

Papergroup, concordato unica soluzione

di Luca Tronchetti
Papergroup, concordato unica soluzione

I professionisti replicano a politici e Cgil: «La chiusura dello stabilimento di Carraia necessaria per salvare 109 posti di lavoro»

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CAPANNORI. Da una parte la missione di salvare una realtà produttiva di grande importanza nell’intero territorio provinciale ma con un buco di bilancio pari a 75 milioni, dall’altra dichiarazioni di politici e sindacalisti improntate su una mancata presa d’atto delle reali problematiche che rischiano di portare al fallimento una cartotecnica in cui lavorano 147 dipendenti a cui va aggiunto un indotto che impiega una sessantina di persone. Il caso «Papergroup spa» - con sede amministrativa e centro direzionale a Carraia e stabilimenti a San Gennaro e Coselli - esplode quando emerge con chiarezza un dato che era chiaro anche all’origine della richiesta di concordato preventivo in bianco: la chiusura dello stabilimento di Carraia, dove si producono fazzolettini e tovaglioli (il cosiddetto piegato), con il conseguente esubero di 38 lavoratori sui 147 addetti. Eppure, le istituzioni e la Cgil, erano perfettamente a conoscenza della situazione nell’incontro avvenuto tempo addietro in Regione. Non ci stanno i professionisti che da novembre 2017 ad oggi lavorano alacremente e in stretto contatto con il commissario giudiziale e quindi per conto del tribunale fallimentare al salvataggio della grande cartotecnica della Piana.

LA SCELTA DI CARRAIA

Gli avvocati Mario Andreucci e Gaetano Anastasio e il commercialista Riccardo Della Santina senza tanti giri di parole e con il tecnicismo necessario in casi delicati come quello relativo alla «Papergroup spa» spiegano lo stato dell’arte: «La nostra scelta anon è stata discrezionale, ma obbligata. Perché lo stabilimento di Carraia produce perdite enormi. Basti pensare che ogni anno Papergroup perde da un milione a un milione e mezzo di euro nel rapporto con i due clienti principali che sono Lidl e Eurospin. Le cinque linee localizzate nella fabbrica di Carraia sono quelle più obsolete e la cartotecnica non è in grado di fare investimenti per gli ammodernamenti a fronte di un mercato nel quale la concreta prospettiva di guadagnare in questo settore è inesistente con competitor che hanno fatto investimenti consistenti come la Sofidel che per coprire i costi del converting ha delocalizzato. Continuare in quella direzione determinerebbe perdite sicure e insostenibili per la società. Vogliamo ricordare per i più distratti che la situazione originata dal concordato preventivo in bianco prevede che l’azienda non possa più far ricorso a nessuna forma di credito, bancario o di fornitura, e debba operare solamente utilizzando i ricavi delle vendite alla clientela». Tradotto: «Papergroup spa» anzi l’affittuaria «Tissuetech», di cui uno dei professionisti coinvolti nel concordato ha assunto la veste di legale rappresentante a garanzia e trasparenza nel rispetto della legge e della procedura, paga in contanti senza possibilità alcuna di ricorrere al credito. «Il ridimensionamento legato alla continuità aziendale era l’unica possibilità di poter sopravvivere. - sostengono Andreucci, Anastasio e Della Santina - Quindi è stata creata una società veicolo destinata ad essere interamente partecipata dalla procedendo. Non potendo continuare con Papergroup è stata creata Tissuetech nell’interesse di Papergroup».

LA LEGGE E LA POLITICA

La salvezza dell’azienda e di tutto l’indotto non passa dalle chiacchiere, ma dal rispetto dell’articolo 186 bis della legge fallimentare. Che non si sono inventati i professionisti e che, se non piace ai politici basta che venga modificata dagli stessi attraverso nuove norme che tutelino di più la forza lavoro. «La legge stabilisce che è necessario che la continuità aziendale sia nell’interesse dei creditori e che vi sia un bilancio preventivo capace di assicurare continuità aziendale e soprattutto utili a vantaggio dei creditori. Oltretutto il concordato in continuità deve garantire il migliore interesse dei creditore altrimenti viene meno l’accesso alla procedura concorsuale. Quindi occorre anteporre l’interesse dei dipendenti a quello dei creditori che diventano il dominus della procedura e devono essere soddisfatti. Non siamo davanti a un capriccio della proprietà, rappresentata dalla procedura concordataria, ma da azioni rese dolorosamente necessarie dai requisiti di legge ed economici che non possono essere aggirati. La Papergroup ha una sua potenzialità industriale e di mercato che ha mantenuto con un autentico miracolo visto che in sei mesi la produzione si è fermata solo per 4-5 giorni. Nel mondo che vorremmo non ci sarebbe perdita di lavoro. Purtroppo la realtà è diversa e per proseguire l’attività produttiva conservando 109 posti di lavoro è necessario la messa in mobilità dei 38 lavoratori limitata ai dipendenti delle linee che saranno dismesse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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