Il Tirreno

Lucca

Abbandonata e nascosta Sotto i rovi c’è una chiesa

di Luca Meconi
Abbandonata e nascosta Sotto i rovi c’è una chiesa

L’edificio intitolato ai Santi Giusto e Clemente a Puticiano rischia di sparire Fino a qualche anno fa c’era la tradizione di ripulirne i resti e celebrarvi messa

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BORGO A MOZZANO. Se qualcuno per la prima volta andasse alla ricerca della chiesa dei Santi Giusto e Clemente a Puticiano, sopra il paese di Anchiano, sicuramente non la troverebbe. Può percorrere il lungo ed erto sentiero che conduce nei boschi vicino alla cava Tonarelli alla Socciglia, passarci accanto, quasi sfiorarla, e non accorgersi della sua presenza. Eppure lei c’è, è lì. È solamente nascosta.

Da qualche anno l’incuria e l’abbandono hanno fatto sì che i quattro muri laterali siano stati completamente ricoperti dall’edera, dalle vitabbie e dai rovi in un modo talmente diffuso e capillare che se non fosse per una piccola parte di muro ancora visibile sulla facciata, si stenterebbe a credere che lì sotto ci sia un edificio e che, addirittura, sia una chiesa. E invece è quello che rimane della chiesa di Puticiano, dopo che il terremoto del 7 settembre 1920 che colpì la Garfagnana provocò il crollo sia del tetto che del campanile, lasciando solo l’altare e lo scheletro composto dei muri esterni.

Per fortuna è rimasto intatto l’abside, anche se oggi è completamente invisibile. Fino a pochi anni fa, però, chi si avventurava nei boschi tra i paesi di Corsagna e Anchiano, trovava una situazione diversa. Ormai è quasi un secolo che questa chiesa romanica non viene più utilizzata regolarmente, ma a partire dagli anni Settanta e fino a quattro-cinque anni fa c’era un gruppo di anchianini che una volta all’anno si recava quassù per tenerla pulita, bella e accogliente. Lo facevano durante la cosiddetta “Marcia della salute” ideata dal compianto Luigi Guastucci.

«Si trattava – come ricorda oggi lo storico e fratello di Luigi, Roberto Guastucci – di un’intera giornata tutta dedicata alla pulizia di Puticiano. Si partiva al mattino molto presto a piedi da Anchiano percorrendo il sentiero che attraversa i boschi. Una volta giunti a destinazione, armati di tutti gli arnesi necessari, iniziavamo la nostra attività e in un’intera giornata riuscivamo a portare a compimento il nostro obiettivo. Spesso facevamo delle soste, sia per fare merenda con quanto ci eravamo portati appresso come il baccalà, sia, soprattutto, per bere dell’ottimo vino rosso che avevamo sempre con noi. Il nome “Marcia della salute” deriva proprio da questo: la parola salute, infatti, va intesa come sinonimo di prosit. Era proprio il vino il protagonista di queste giornate. C’è stato un anno in cui uno sponsor privato mise a disposizione numeroso materiale necessario per la pulizia, così che alcuni anchianini rimasero lassù alcuni giorni, dormendoci anche di notte. Inoltre, sempre grazie allo sponsor, ci fu da mangiare e da bere a volontà, così anche la lunga permanenza all’interno del bosco non fu un peso, ma fu ben sopportata da tutti i volontari. La marcia è andata avanti fino a pochi anni fa quando Corsagna e Anchiano avevano lo stesso parroco: don Luigi Bertolucci. Negli ultimi anni era lui il promotore di questa giornata e, addirittura, celebrava la messa nella chiesa ripulita. Poi, purtroppo, è stato trasferito e della marcia nessuno ne ha più parlato, con i risultati negativi che sono ahimè sotto gli occhi di tutti».

E oggi tutti coloro che arrivano fin lassù, possono vedere dietro l’altare un crocifisso e altre immagini sacre che sono state portate negli ultimi anni dalla parrocchia di Anchiano proprio per la messa. E poi lasciate lì, in attesa della celebrazione prevista per l’anno successivo. Che, purtroppo, non c’è più stata.

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