Il dolore
Il Comune prende in mano l’accoglienza
Palazzo Orsetti si smarca dal governo della prefettura. Con lo Sprar servizio migliore e possibilità di dire no a nuovi arrivi
LUCCA. Il Comune di Lucca gestirà direttamente l’accoglienza dei migranti presenti sul territorio.
L’addio alla prefettura. Palazzo Orsetti ha deciso di uscire dall’ombrello della prefettura e di aderire alla rete Sprar. La voce gira da tempo e ha più di un fondamento: la prossima settimana l’assessore al sociale Lucia Del Chiaro comunicherà le intenzioni dell’amministrazione comunale al prefetto Maria Laura Simonetti. «Entro settembre presenteremo al ministero dell’Interno un progetto di accoglienza nell’ambito della rete Sprar con conseguente richiesta di contributo – dice Del Chiaro – Vogliamo sperimentare questo modello e partiremo con una piccola quota dei migranti già presenti sul territorio comunale. Col tempo l’idea è di trasferire nello Sprar tutti i soggetti presenti nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas)». Cas Sprar, hub sono sigle che per il cittadino comune hanno poco significato ma che in realtà nascondono profonde differenze. Lo Sprar viene definito come il circuito della seconda accoglienza. In parte perché inizialmente qui transitavano i soggetti che avevano già avuto una qualche forma di protezione dalle commissioni territoriali, in secondo luogo perché prevede interventi di “accoglienza integrata” che vanno al di là della semplice distribuzione di vitto e alloggio. «Nella rete Sprar si punta a un’effettiva partecipazione del richiedente asilo alla vita delle realtà territoriali in cui viene inserito, anche in termini di integrazione lavorativa e abitativa, di accesso ai servizi, di socializzazione, di inserimento scolastico dei minori – spiega l’assessore Del Chiaro – Saremo noi e non più la prefettura a scegliere le associazioni che si occupano dei migranti, gli immobili in cui dovranno alloggiare e i corsi che dovranno frequentare per velocizzare e migliorare il loro percorso di integrazione. Prevedremo anche una qualche forma di inserimento lavorativo».
Il modello virtuoso. Lo Sprar, dunque, è un modello più evoluto rispetto al circuito dell’accoglienza straordinaria, che è regolato da una logica puramente emergenziale. «Prima di fare questo passo ci siamo confrontati con il Comune di Capannori che ha già attivato dei progetti analoghi – spiega del Chiaro – Inoltre, per capire come muoverci, siamo andati a Bologna, a visitare le strutture della cooperativa che per prima in Italia ha affrontato il passaggio dai Cas allo Sprar». Per gestire questa attività il Comune si doterà di un ufficio ad hoc, con a capo Aldo Intaschi, attuale responsabile dei servizi di housing sociale. «È bene precisare che questo passaggio non implica nuovi arrivi – dice Intaschi – I numeri restano invariati: di fatto i soggetti già nei Cas passeranno gradualmente nella rete Sprar, sotto il controllo diretto del Comune. Nella maggior parte dei casi non cambieranno neppure struttura: i 20 Cas attualmente presenti sul territorio comunale hanno quasi tutti le caratteristiche previste dalla rete Sprar».
Clausola di salvaguardia. In più il Comune avrà la possibilità di dire no a ulteriori arrivi chiesti (o imposti) dalla prefettura. Lo prevede la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, uno strumento introdotto per incentivare l’adesione delle amministrazioni allo Sprar. Tale clausola rende esenti dall’attivazione di “ulteriori forme di accoglienza” i Comuni che rispettano le quote previste dal Piano nazionale di ripartizione dei richiedenti asilo. Uno strumento che nel caso di Lucca potrebbe tornare utile nei momenti di sovraffollamento della tendopoli di via delle Tagliate, che in qualità di hub provinciale continuerà a essere sotto il controllo della prefettura (il dato di Lucca in tabella comprende anche l’hub). La clausola darà forza alle richieste di alleggerimento in passato ignorate.
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