Il Tirreno

Lucca

Da Caravaggio ai film: la vita d’arte di Romanini

di FLAVIA PICCINNI
Da Caravaggio ai film: la vita d’arte di Romanini

Il presidente del comitato della Ragghianti: «Superiamo le resistenze all’innovazione»

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Ci sono film destinati a cambiare la vita non solo di regista e attori. Ci sono dei film che mettono in fila le esistenze degli spettatori, scombinando in modo definitivo le ambizioni e il futuro. È questo il caso di Alessandro Romanini, docente all’Accademia delle Belle Arti di Carrara e curatore d’arte contemporanea. Il film che gli cambia la vita lo guarda l’ultimo anno delle superiori. È “Caravaggio” di Derek Jarman. «Fui – mi racconta – letteralmente folgorato sulla via di Damasco. Studiavo a Livorno, in un istituto tecnico. Dopo decisi di iscrivermi a Lettere moderne a indirizzo storico-artistico». Terminati gli studi con una tesi in storia e critica del cinema sulle relazioni fra “Pittura, cinema e videoart”, Romanini va a studiare all’Università Stendhal di Grenoble per un anno, trascorrendo un periodo a Parigi («frequentavo assiduamente la famosa Cinémathèque française»), e un altro presso la Leicester University. Il legame con il cinema resta, e si sublima in diverse, preziose, occasioni.

Adesso lo fa nella mostra – promossa da Lucca film festival e Europa cinema insieme al Centro sperimentale di cinematografia di Roma - appena inaugurata a Palazzo Ducale “Luchino Visconti. Alla ricerca del tempo perduto. Storia di un film mai realizzato” di cui Romanini è curatore insieme allo scenografo Francesco Frigeri. «Raccontiamo – mi spiega - del film ispirato al capolavoro di Marcel Proust che Visconti desiderava girare, ma che mai vide la luce. In evidenza c’è anche il legame personale e artistico di Visconti con Lucca, che qui girò il suo ultimo film, e che grazie a sua madre, Carla Erba, parente di Giulio Ricordi, l’editore di Giacomo Puccini, frequentava il giovane compositore lucchese e Arturo Toscanini. Il regista milanese inoltre frequentava la città anche in compagnia di Marcello Mastroianni alla ricerca di pezzi di raffinato antiquariato. Ma non sarà l’unica volta in cui Visconti e Puccini incroceranno le loro strade…». Per sapere di più bisogna andare a vedere la mostra. Per Romanini, presidente del comitato scientifico della Fondazione Ragghianti, l’arte è la quotidianità. «Ragghianti – ricorda - rappresenta tutt’oggi un punto di riferimento, un parametro di eccellenza per l’arte e la cultura. Non dobbiamo dimenticare che è stato anche un raffinato teorico del cinema e del suo uso come strumento di conoscenza e divulgazione dell’arte, un profondo innovatore che ha dedicato grande attenzione alle varie forme espressive». Un’eredità sostenuta quotidianamente dalla Fondazione Ragghianti attraverso l’intensa attività culturale ed espositiva intensificata sotto la direzione di Paolo Bolpagni, la biblioteca e la rivista Luk. Di prossima inaugurazione, a maggio, una mostra dedicata a Puccini dal punto di vista delle relazioni con la pittura su scala internazionale. Questo basterebbe a dire che Lucca nel suo Dna ha l’arte. O, meglio e con le parole di Romanini: «Lucca gode di una predisposizione all’internazionalismo accompagnata da un’apertura alla sperimentazione manifestatesi sin dal XVI secolo, un radicato attaccamento alla cultura locale e alle forme consolidate. Questo ha generato nei lucchesi una predisposizione alla bellezza e un desiderio di circondarsi di elementi di pregio estetico e culturale».

Elementi che, insieme alla «vasta offerta culturale, al diffuso understatement e alla morigeratezza dei costumi, nonché alla possibilità di vivere a piedi il centro, e al suo decoro» fanno di Lucca «un complesso armonico di elementi». Di rimproveri alla città Romanini non vuole parlare: «Preferisco portare avanti incoraggiamenti a tutti noi». A fare cosa? «A superare i residui di resistenze agli influssi innovativi dal punto di vista culturale. Da lucchese mi sento chiamato in causa per contribuire a una crescita continua dell’offerta artistica e culturale. Ormai questa non riguarda solo il miglioramento della qualità della vita, ma rappresenta un vero e proprio volano di sviluppo economico e di coesione sociale. Il fermento in atto dimostra lo “stadio evolutivo” in cui ci troviamo. Adesso è necessario consolidarsi definitivamente come territorio vocato all’innovazione e all’offerta artistico-culturale di livello internazionale. Serve coesione e collaborazione».

All’orizzonte, intanto, Romanini ha tanti progetti. «Quasi tutti – anticipa - vedono un’integrazione fra arte classica o moderna con quella contemporanea e un cross over multidisciplinare». Appuntamenti a Imperia, dunque a Firenze, Napoli («dove l’arte contemporanea dialogherà con una delle più importanti collezioni di arte classica al mondo, al Museo Archeologico Nazionale»). E poi Mosca, dunque il Portogallo. «A Lucca – prosegue Romanini - mi concentrerò su una collaborazione tra istituzioni universitarie e di ricerca nazionali e internazionali e professionisti di spicco del settore delle aziende creative, rivolta ai giovani futuri professionisti del settore artistico-culturale». A bruciapelo gli domando quale sia il suo ultimo ricordo legato all’arte. «Rivedere Apollo e Dafne di Bernini alla Galleria Borghese e un’opera informale di Jean Fautrier al Musèe d’Art Moderne di Parigi». Ma il primo? «Il canestro di frutta di Caravaggio su una scatola di biscotti in metallo riciclata da mia madre in contenitore per materiali da cucito». Ecco Caravaggio, ancora una volta.

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