Il Tirreno

Lucca

La seconda vita degli oggetti nel negozio che dura un mese

di Rossella Lucchesi
La seconda vita degli oggetti nel negozio che dura un mese

Apre il 21 aprile per trenta giorni il primo “Pop Up Store” in via Calderia Ricicla beni di scarto per trasformarli in complementi di arredo

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LUCCA. Dare nuova vita a materiali desueti e trasformarli in originalissimi oggetti di uso comune per abbellire e decorare le nostre case. Questo l’obiettivo di FunkyHANDcraft che sabato 21 aprile darà vita al primo Pop Up Store di Lucca dedicato al design, al riciclo e all’artigianato che aprirà i battenti al civico 13 di via Calderia, nei locali fino a qualche tempo fa occupati dal negozio di accessori moda Zazzi.

Un esperimento assolutamente innovativo per la nostra città, abituata a ospitare i cosiddetti temporary store soltanto in occasione di Lucca Comics, quando comunque trattano solo generi alimentari e articoli attinenti alla manifestazione. Stavolta invece si punta prevalentemente al settore dell’arredo e dei complementi. L’idea nasce da Simona Girasoli e dal marito Giulio Guanti, una coppia che ha girato il mondo, vivendo in ambienti diversi e a contatto con le culture più disparate. Lucchese lei, milanese lui, hanno infatti conosciuto molti aspetti di popolazioni e luoghi nei quali hanno soggiornato per brevi o lunghi periodi, mentre Giulio lavorava per l’Eni. Proprio questo girovagare da un Paese all’altro del mondo e la necessità di arredare più volte gli ambienti in cui vivevano, ha ispirato questa nuova attività che, secondo le disposizioni di legge, è consentita soltanto per un mese. Il negozio resterà dunque aperto fino al 20 maggio ma l’attività potrebbe avere seguito in un’altra città, dove però dovrebbe sorgere con la denominazione di un altro sodalizio artigianale con cui collabora perché, spiega la signora Simona, legalmente non è possibile aprire la medesima attività prima di dodici mesi con lo stesso nominativo. Creare insomma una sorta di caravan di artisti, inglobando altri artigiani. Solo così sarebbe possibile dare vita a un’attività itinerante che, per le sue caratteristiche, potrebbe diventare anche un’opportunità molto redditizia e offrire nuove occasioni lavorative ai giovani o semplicemente a chi desidera esprimere il proprio estro. Dietro c’è un bel po’ di lavoro, ma soprattutto molta fantasia e creatività.

E una buona dose di faccia tosta, perché spesso si va a rovistare nelle soffitte e negli scantinati, sui cantieri, tra gli scarti industriali e talvolta anche in mezzo ai rifiuti. Ma i risultati sono davvero straordinari, come si potrà vedere tra qualche giorno nel negozio che Simona e Giulio stanno allestendo con tanto entusiasmo, dove esporranno gli oggetti assemblati da loro stessi nel laboratorio di San Vito. Vedremo dunque lampadari con vecchie forme di scarpe di legno come base, rinvenute nei calzaturifici di Segromigno. Altri punti luce, piantane e sospensioni, realizzati con cestelli di lavatrici, ventilatori e grattuge. E poi piedini di tavoli, manici di vassoi e pentole costruiti con isolatori elettrici in porcellana ormai in disuso e rudimentali sci nautici che diventano eleganti attaccapanni. L’avventura di Simona e Giulio inizia dunque all’insegna della novità che hanno scelto di portare nella città in cui vivono, dove lei, con alle spalle un’esperienza di rappresentante di commercio, per un periodo ha gestito un Bed&Breakfast. Attualmente fa parte del gruppo di co-design che si occupa del recupero della ex Manifattura per il riutilizzo degli spazi. Ad affiancare i coniugi saranno gli artigiani delle Officine Gualandi, un laboratorio di design di Roma.

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