Il Tirreno

Lucca

Vicino di casa molesta una tredicenne

di Luca Tronchetti
Vicino di casa molesta una tredicenne

Amico dei genitori dell’adolescente risarcisce i familiari per evitare la costituzione di parte civile davanti al giudice

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LUCCA. Carpisce la fiducia dei vicini di casa e in una giornata estiva di tre anni fa compie atti sessuali ai danni della loro figlia a cui era stata affidata durante la loro assenza. La ragazzina all’epoca dei fatti contestati - avvenuti in Lucchesia nel 2015- aveva 13 anni e considerava quell’uomo poco più che quarantenne e quindi coetaneo del padre alla stregua di un familiare. Così un pomeriggio d’estate mentre, con i genitori a lavoro, si trova in casa del vicino alla presenza dei familiari dell’uomo viene improvvisamente invitata ad uscire e a seguire il quarantenne in un garage accanto all’abitazione. Ignara di quanto sta per accaderle, l’adolescente obbedisce l’amico del padre che invece l’attira in trappola. Una volta rimasto solo con la ragazzina, che frequenta la terza media, inizia a molestarla con baci, carezze e atti sessuali. Sono momenti terribili per la tredicenne che, dopo l’iniziale smarrimento, riesce a liberarsi di quell’uomo e ad allontanarsi dalla rimessa per rifugiarsi nella sua abitazione. È sotto choc la minorenne vittima della violenza sessuale. Non riesce a credere che quel signore di cui nutriva massima fiducia abbia potuto approfittare della sua buona fede. Per qualche giorno mantiene il segreto tra indicibili sofferenze interiori. Poi, circa una settimana dopo, decide di raccontare tutto alla mamma scoppiando in lacrime. La donna resta sconvolta e assieme al marito si rivolge ai carabinieri formalizzando la denuncia nei confronti di quell’insospettabile vicino al momento senza un’occupazione .

PSICOLOGO E RISARCIMENTO

Ìnizia per la ragazzina un percorso procedurale attivato appositamente nei confronti dei soggetti di minorata difesa. Viene sentita dal magistrato e da una psicologa confermando punto per punto e aggiungendo particolari inquietanti al racconto che viene ritenuto credibile dagli investigatori al punto che alla fine non è necessario nemmeno l’incidente probatorio. I familiari si costituiscono parte civile attraverso l’avvocato Carla Frizilio e il pubblico ministero Sara Polino chiede il rinvio a giudizio di fronte al gup Silvia Mugnaini che in quel frangente viene trasferita in altro distretto. I tempi inevitabilmente si allungano e l’indagato esprime l’intenzione di voler patteggiare la pena. Ma per quel tipo di reato (violenza sessuale) non è previsto quell’istituto processuale e allora l’unico modo di condotta riparatoria è il risarcimento del danno. E proprio nei giorni scorsi il procedimento viene definito sul piano civilistico con il versamento ai familiari della studentessa di una somma pari a poche decine di migliaia di euro che verranno utilizzate per pagare le spese sanitarie che si sono rese necessarie, con un percorso psicologico ad hoc, affinché la ragazzine superasse almeno parzialmente quel trauma. In questo modo la famiglia non si costituirà parte civile nel corso dell’udienza di fronte al gup Riccardo Nerucci fissata a breve.

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